The research work, starting from the Italian special detention regime, aims to expand the subject of our studies to the prison regimes for particularly dangerous inmates actually used in some countries of the Council of Europe, in a new comparative perspective. Almost thirty years after the introduction of these high security measures in our penitentiary law, their foundations is still controversial. In the last three years, on this point, our research activity has been constantly triggered by the statements of various authorities (e.g. the Constitutional Court, the United Nations Committee against torture, the national authority for the rights of detainees and the European Court of Human Rights). On the other hand, it seems that the Government isn’t going to keep into consideration these proposals, including courts judgements: this is what came out from law no. 103 of 2017. The current situation is made up of two complementary aspects: judiciary keeps building a human – rights oriented regime, while the penitentiary law is often waived by the administration acts. As a result of this “inverted hierarchy of sources”, Constitutional rights face a continuous weakening. For these reasons, the Italian strict detention regime is kept under watch by the supranational bodies; but, on the other hand, and unfortunately, it represents a real role model for some Countries that are experiencing severe difficulties in the prison management of dangerous prisoners.

Il lavoro di ricerca, muovendo dal regime detentivo speciale italiano, mira ad ampliare l’oggetto dell’esame alle modalità di trattamento dei detenuti particolarmente pericolosi in alcuni Paesi del Consiglio d’Europa, in una prospettiva comparatistica sinora trascurata dalla dottrina interna. A quasi trent’anni anni dall’introduzione di questo regime detentivo nel nostro ordinamento è opportuno interrogarsi ancora sulle sue persistenti criticità; nell’ultimo triennio, sul punto, la ricerca sul tema ha ricevuto costanti stimoli. Numerosi, infatti, sono i provvedimenti intervenuti, provenienti dagli organismi più diversi (dalla Corte costituzionale al Committee against torture delle Nazioni Unite, passando per il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute). Di analogo peso specifico sono gli interventi che il legislatore ha ritenuto di non dover porre in essere, con una vanificazione espressa della riforma anticipata dai criteri direttivi contenuti nella legge delega n. 103 del 2017 (che recava, come si ricorderà, una sorta di “dichiarazione di intangibilità” dell’art. 41-bis). L’immediato presente è costituito da due aspetti, per taluni versi complementari: le pronunce alluvionali della magistratura (di sorveglianza, della Corte di Cassazione e Costituzionale), che tendono ad una nuova “umanizzazione” del regime; l’ingarbugliata piramide delle fonti dell’esecuzione penitenziaria, ove, spesso, le circolari invertono la propria posizione con quella della legge ordinaria, e divengono pericolose vie di fuga dalle garanzie Costituzionali. Il magmatico contesto italiano è divenuto, così, da un lato, “osservato speciale” e costante delle istituzioni sovranazionali; dall’altro, nostro malgrado, modello imperfetto, implicito o espresso, per alcuni Stati che hanno stanno conoscendo crescenti difficoltà nella gestione penitenziaria del detenuto pericoloso. Il naturale risultato della ricerca è costituito dalla proposta di una regolamentazione europea dei regimi detentivi speciali, che completerebbe l’inarrestabile processo di conformazione alle fonti sovranazionali di tutte le fasi del procedimento penale, e garantirebbe l’interruzione dei collegamenti tra i componenti di organizzazioni criminali ormai operanti ben oltre le frontiere nazionali.

Europa e regimi detentivi speciali / Chiodo, Giuseppe. - (2021 Oct 25).

Europa e regimi detentivi speciali

Chiodo, Giuseppe
2021

Abstract

Il lavoro di ricerca, muovendo dal regime detentivo speciale italiano, mira ad ampliare l’oggetto dell’esame alle modalità di trattamento dei detenuti particolarmente pericolosi in alcuni Paesi del Consiglio d’Europa, in una prospettiva comparatistica sinora trascurata dalla dottrina interna. A quasi trent’anni anni dall’introduzione di questo regime detentivo nel nostro ordinamento è opportuno interrogarsi ancora sulle sue persistenti criticità; nell’ultimo triennio, sul punto, la ricerca sul tema ha ricevuto costanti stimoli. Numerosi, infatti, sono i provvedimenti intervenuti, provenienti dagli organismi più diversi (dalla Corte costituzionale al Committee against torture delle Nazioni Unite, passando per il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute). Di analogo peso specifico sono gli interventi che il legislatore ha ritenuto di non dover porre in essere, con una vanificazione espressa della riforma anticipata dai criteri direttivi contenuti nella legge delega n. 103 del 2017 (che recava, come si ricorderà, una sorta di “dichiarazione di intangibilità” dell’art. 41-bis). L’immediato presente è costituito da due aspetti, per taluni versi complementari: le pronunce alluvionali della magistratura (di sorveglianza, della Corte di Cassazione e Costituzionale), che tendono ad una nuova “umanizzazione” del regime; l’ingarbugliata piramide delle fonti dell’esecuzione penitenziaria, ove, spesso, le circolari invertono la propria posizione con quella della legge ordinaria, e divengono pericolose vie di fuga dalle garanzie Costituzionali. Il magmatico contesto italiano è divenuto, così, da un lato, “osservato speciale” e costante delle istituzioni sovranazionali; dall’altro, nostro malgrado, modello imperfetto, implicito o espresso, per alcuni Stati che hanno stanno conoscendo crescenti difficoltà nella gestione penitenziaria del detenuto pericoloso. Il naturale risultato della ricerca è costituito dalla proposta di una regolamentazione europea dei regimi detentivi speciali, che completerebbe l’inarrestabile processo di conformazione alle fonti sovranazionali di tutte le fasi del procedimento penale, e garantirebbe l’interruzione dei collegamenti tra i componenti di organizzazioni criminali ormai operanti ben oltre le frontiere nazionali.
Settore IUS/16 - DIRITTO PROCESSUALE PENALE
CAPONE, Arturo
SALAZAR, Carmela Maria Giustina
Doctoral Thesis
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12318/111897
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