This manuscript, result of my PhD course, starts from elements of my biography that precede my training. I am a woman, born and raised in Sardinia and I spent, for my university education, a third of my life in northern and southern Italy, interspersing my studies with experiences abroad in South America and Northern Europe. At the beginning of the PhD program, my interest was directed towards urban experiments that can be counted within the frame of social innovation and urban regeneration. In particular to bottom-up or bottom-linked practices that have seen the reuse of public spaces and their management from part of more or less structured groups of citizens, with a view to a transformation in terms of improving liveability and relationships. The difficulties of translating these experiences, often located in metropolitan contexts and far from the peripheries of Europe, have pushed me during these years of research to return to my territory of origin to investigate new methods of analysis and collective spatial transformation practices in loco. The spark triggered my research has always been the search for categories that help to read, understand and then plan in the rural landscape from which I come: a place that is never too questioned from a spatial point of view. The interest in one of these categories, the commons, intended as localizable resources of a specific territory used by a reference community for its own reproduction - whether public buildings or public buildings - and its different local interpretations is what it has always guided my research path. It has allowed me, by translating spatially and temporally, to know different experiences by creating a bridge between places. From a methodological point of view, in the early years I experimented with a more attentive approach to the institutional actors involved in urban transformations and the relationships between them, to territorial policies and the study of best practices. Subsequently my work bents towards a research-action methodology placed based and micro actions, which favours the emergence of local and situated knowledge, in order to analyse those factors that generate in the inhabitants a sense of appropriation towards the places, to then find ideas for imagining future spatial transformations in a collective way. The field study, consisting of several case studies, was carried out in three different places and times. The first concerns a village in an internal area of Sardinia, completely abandoned today, which I have taken over and whose history I have reconstructed. Built by the Cassa del Mezzogiorno after the second world war, in an area that has become from a historical point of view, the symbol of a battle in the popular defence of the common lands. A space that I have identified as full of meanings for the local population and as a possible location for future planning. The second concerns an experimentation of the urban common good in the historic center of the city of Naples. A building, destined to be the monolithic seat of a great cultural event, transformed and managed by activists and citizens in a cultural and artistic center open to the city and to the use of the community of artists and workers that I studied in its management by participating in activities and assemblies in the first year of the Ph.D. The third case is a transformation intervention of a public park through the collective planting of trees that took place in a coastal town in Sardinia during February 2020. An initiative in which I experienced the possibility of seeing the change in perception and use by the inhabitants in the following months and especially during the restrictions linked to the pandemic. The outcome of my research project is inevitably affected by the substantial changes caused by the restrictions related to the pandemic emergency, which for more than fifteen months have prevented any possibility of meeting in presence.

Questo elaborato, frutto del mio percorso di dottorato, muove da elementi della mia biografia che precedono la mia formazione. Sono una donna, nata e cresciuta in Sardegna ed ho trascorso, per la mia formazione universitaria, un terzo della mia vita tra il nord e il sud Italia, inframezzando gli studi con esperienze all’estero in Sud America e Nord Europa. All’inizio del percorso di dottorato il mio interesse era rivolto verso le sperimentazioni urbane annoverabili all’interno del frame dell’innovazione sociale e della rigenerazione urbana: pratiche dal basso o bottomlinked che hanno visto il riuso di spazi pubblici e di gestione di questi da parte di gruppi più o meno strutturati di cittadini, nell’ottica di una trasformazione in termini di miglioramento della vivibilità e delle relazioni. Le difficoltà di tradurre queste esperienze, spesso situabili in contesti metropolitani e lontani dalle periferie d’Europa, mi hanno spinto durante questi anni di ricerca, a ritornare nel mio territorio d’origine per indagare nuove metodologie di analisi e di pratiche di trasformazione spaziali collettive in loco. La “scintilla” che ha innescato questa mia ricerca è sempre stata la ricerca di categorie che aiutino a leggere, comprendere per poi poter pianificare nel paesaggio rurale da cui provengo: un luogo mai troppo interrogato da un punto di vista spaziale. L’interesse verso una di queste categorie, quella dei commons, intesi come risorse localizzabili di un preciso territorio utilizzate da una comunità di riferimento per la sua stessa riproduzione - siano edifici pubblici, siano aree demaniali - e le sue diverse interpretazioni in contesti diversi è quella che ha sempre guidato il mio percorso di ricerca e che mi ha consentito, traslando spazialmente e temporalmente, di conoscere esperienze diverse creando un ponte tra luoghi. Da un punto di vista metodologico, ho sperimentato nei primi anni un approccio più attento agli attori istituzionali che intervengono nelle trasformazioni urbane e i rapporti tra essi, alle politiche territoriali e lo studio di best practices, per orientarmi successivamente verso una metodologia di ricerca – azione, placed based e di micro azioni, che favorisca l’emersione di conoscenze locali e situate, al fine di analizzare quei fattori che generano negli abitanti un senso di appropriazione verso i luoghi, per poi trovare spunti per immaginare in modo collettivo le trasformazioni spaziali future. Lo studio di campo, costituito da diversi casi studio è stato realizzato in tre luoghi e momenti differenti. Il primo riguarda un villaggio in un’area interna della Sardegna, ad oggi completamente abbandonato che ho rilevato e di cui ho ricostruito la storia. Realizzato dalla Cassa del Mezzogiorno nel dopoguerra, in un’area che è diventata, da un punto di vista storico, il simbolo di una battaglia in della difesa popolare delle terre comuni. È un luogo che ho individuato come carico di significati per la popolazione locale e come possibile sede di una progettualità futura. Il secondo riguarda una sperimentazione di bene comune urbano nel centro storico della città di Napoli: un edificio destinato ad essere sede monolitica di un grande evento culturale, trasformato e gestito da attivisti e cittadini in centro culturale e artistico aperto verso la città ed all’uso della comunità degli artisti e dei lavoratori dello spettacolo. Uno spazio che ho studiato nella sua gestione partecipando alle attività e alle assemblee nel primo anno del dottorato. Il terzo caso è un intervento di trasformazione di un parco pubblico attraverso la piantumazione collettiva di alberi che ha avuto luogo in un Comune sardo durante il febbraio 2020. Un’ iniziativa in cui ho sperimentato la possibilità di vedere il cambiamento della percezione e dell’uso da parte degli abitanti nei mesi successivi e in particolar modo durante le restrizioni legate alla pandemia. L’esito del mio progetto di ricerca risente inevitabilmente delle modifiche sostanziali causate dalle restrizioni legate all’emergenza pandemica che per più di quindici mesi hanno impedito qualsiasi possibilità di incontro di gruppo in presenza.

Landscape and translatability. A study for collaborative planning / Cucca, Ivana. - (2021 Nov 08).

Landscape and translatability. A study for collaborative planning

Cucca, Ivana
2021

Abstract

Questo elaborato, frutto del mio percorso di dottorato, muove da elementi della mia biografia che precedono la mia formazione. Sono una donna, nata e cresciuta in Sardegna ed ho trascorso, per la mia formazione universitaria, un terzo della mia vita tra il nord e il sud Italia, inframezzando gli studi con esperienze all’estero in Sud America e Nord Europa. All’inizio del percorso di dottorato il mio interesse era rivolto verso le sperimentazioni urbane annoverabili all’interno del frame dell’innovazione sociale e della rigenerazione urbana: pratiche dal basso o bottomlinked che hanno visto il riuso di spazi pubblici e di gestione di questi da parte di gruppi più o meno strutturati di cittadini, nell’ottica di una trasformazione in termini di miglioramento della vivibilità e delle relazioni. Le difficoltà di tradurre queste esperienze, spesso situabili in contesti metropolitani e lontani dalle periferie d’Europa, mi hanno spinto durante questi anni di ricerca, a ritornare nel mio territorio d’origine per indagare nuove metodologie di analisi e di pratiche di trasformazione spaziali collettive in loco. La “scintilla” che ha innescato questa mia ricerca è sempre stata la ricerca di categorie che aiutino a leggere, comprendere per poi poter pianificare nel paesaggio rurale da cui provengo: un luogo mai troppo interrogato da un punto di vista spaziale. L’interesse verso una di queste categorie, quella dei commons, intesi come risorse localizzabili di un preciso territorio utilizzate da una comunità di riferimento per la sua stessa riproduzione - siano edifici pubblici, siano aree demaniali - e le sue diverse interpretazioni in contesti diversi è quella che ha sempre guidato il mio percorso di ricerca e che mi ha consentito, traslando spazialmente e temporalmente, di conoscere esperienze diverse creando un ponte tra luoghi. Da un punto di vista metodologico, ho sperimentato nei primi anni un approccio più attento agli attori istituzionali che intervengono nelle trasformazioni urbane e i rapporti tra essi, alle politiche territoriali e lo studio di best practices, per orientarmi successivamente verso una metodologia di ricerca – azione, placed based e di micro azioni, che favorisca l’emersione di conoscenze locali e situate, al fine di analizzare quei fattori che generano negli abitanti un senso di appropriazione verso i luoghi, per poi trovare spunti per immaginare in modo collettivo le trasformazioni spaziali future. Lo studio di campo, costituito da diversi casi studio è stato realizzato in tre luoghi e momenti differenti. Il primo riguarda un villaggio in un’area interna della Sardegna, ad oggi completamente abbandonato che ho rilevato e di cui ho ricostruito la storia. Realizzato dalla Cassa del Mezzogiorno nel dopoguerra, in un’area che è diventata, da un punto di vista storico, il simbolo di una battaglia in della difesa popolare delle terre comuni. È un luogo che ho individuato come carico di significati per la popolazione locale e come possibile sede di una progettualità futura. Il secondo riguarda una sperimentazione di bene comune urbano nel centro storico della città di Napoli: un edificio destinato ad essere sede monolitica di un grande evento culturale, trasformato e gestito da attivisti e cittadini in centro culturale e artistico aperto verso la città ed all’uso della comunità degli artisti e dei lavoratori dello spettacolo. Uno spazio che ho studiato nella sua gestione partecipando alle attività e alle assemblee nel primo anno del dottorato. Il terzo caso è un intervento di trasformazione di un parco pubblico attraverso la piantumazione collettiva di alberi che ha avuto luogo in un Comune sardo durante il febbraio 2020. Un’ iniziativa in cui ho sperimentato la possibilità di vedere il cambiamento della percezione e dell’uso da parte degli abitanti nei mesi successivi e in particolar modo durante le restrizioni legate alla pandemia. L’esito del mio progetto di ricerca risente inevitabilmente delle modifiche sostanziali causate dalle restrizioni legate all’emergenza pandemica che per più di quindici mesi hanno impedito qualsiasi possibilità di incontro di gruppo in presenza.
Settore ICAR/21 - URBANISTICA
FUSCHI, Paolo
FUSCHI, Paolo
Doctoral Thesis
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embargo fino al 30/11/2022

Tipologia: Tesi di dottorato
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12318/113040
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