I paesaggi dell’oblio sono quelli dove la grande trasformazione contemporanea della globalizzazione sembra aver compiuto definitivamente il senso dello smarrimento dei riferimenti territoriali e della dimensione della storia. E’ questi contesti che il progetto di architettura può ancora costituire, sia sul piano etico che estetico, una ambito adeguato di ricerca sulla città, sul territorio e sul paesaggio, a partire dalla presenza della storia e dell’archeologia. La diffusa presenza dell’archeologia in Italia, infatti, visibile o invisibile che sia, riporta il territorio a una sua espressione semantica, a suolo ‘parlante’ nel caos edilizio, capace ancora di riverberare direzioni e rimandi dialettici per una possibile stratificata narrazione dei luoghi. Esaurita la furia nichilistica delle avanguardie storiche di rifiuto della storia, aggiunta alla necessità di superamento del contestualismo storicistico delle Soprintendenze, il progetto può rivendicare la sua vocazione all’azione relazionale con la conoscenza e la consapevolezza dei segni e delle tracce dell’esistente, anche nella dimensione invisibile del passato. Si ripropone il tema dei paesaggi archeologici in relazione con i paesaggi urbani e naturali contemporanei. L’incontro tra archeologia e architettura crea la complessa compresenza di presente, passato e futuro, in una dimensione in cui si compie l’inevitabile conflitto tra un ambito scientifico (l’archeologia) e quello più immaginario ed evocativo (l’architettura). L’illusione di poter riproporre la storia in una ricerca dell’autentico attraverso un’azione contemporanea necessariamente inautentica comporta l’assegnazione di un valore alla storia non dinamico e propositivo nelle vicende urbane e architettoniche. Sul piano dimostrativo si presentano due sperimentazioni progettuali in Calabria, emblematiche della ricerca su progetto architettonico/archeologia/paesaggio.

Progetto e Archeologia nei paesaggi dell'oblio

AMARO, Ottavio Salvatore
2019

Abstract

I paesaggi dell’oblio sono quelli dove la grande trasformazione contemporanea della globalizzazione sembra aver compiuto definitivamente il senso dello smarrimento dei riferimenti territoriali e della dimensione della storia. E’ questi contesti che il progetto di architettura può ancora costituire, sia sul piano etico che estetico, una ambito adeguato di ricerca sulla città, sul territorio e sul paesaggio, a partire dalla presenza della storia e dell’archeologia. La diffusa presenza dell’archeologia in Italia, infatti, visibile o invisibile che sia, riporta il territorio a una sua espressione semantica, a suolo ‘parlante’ nel caos edilizio, capace ancora di riverberare direzioni e rimandi dialettici per una possibile stratificata narrazione dei luoghi. Esaurita la furia nichilistica delle avanguardie storiche di rifiuto della storia, aggiunta alla necessità di superamento del contestualismo storicistico delle Soprintendenze, il progetto può rivendicare la sua vocazione all’azione relazionale con la conoscenza e la consapevolezza dei segni e delle tracce dell’esistente, anche nella dimensione invisibile del passato. Si ripropone il tema dei paesaggi archeologici in relazione con i paesaggi urbani e naturali contemporanei. L’incontro tra archeologia e architettura crea la complessa compresenza di presente, passato e futuro, in una dimensione in cui si compie l’inevitabile conflitto tra un ambito scientifico (l’archeologia) e quello più immaginario ed evocativo (l’architettura). L’illusione di poter riproporre la storia in una ricerca dell’autentico attraverso un’azione contemporanea necessariamente inautentica comporta l’assegnazione di un valore alla storia non dinamico e propositivo nelle vicende urbane e architettoniche. Sul piano dimostrativo si presentano due sperimentazioni progettuali in Calabria, emblematiche della ricerca su progetto architettonico/archeologia/paesaggio.
978-88-909054-9-0
archeologia; Architettura; progetto
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