The research analyzes the role of culture and the commons in urban regeneration, and in particular the contribution of culture-led commoning practices in the reactivation of urban voids, observed in the experience of a theatrical project in three different Italian cities: Rome, Reggio Emilia and Palermo. Drawing from urban studies on planning, governance and regeneration, the thesis sets up the theoretical framework, observing how the modern city and the contemporary city have seen the progressive shrinking of collective agency in the production of urban spaces and processes, delegated to a central authority. In the post-industrial city, culture has played the role of panacea to urban illnesses in the hands of neoliberal governments, in fact adhering to the previous paradigm of marginalization and delegation: the rebranding of cities with iconic architectures and politics aimed at boosting the creative economy have but exasperated urban crises. An alternative to such governance model is offered by the commons, which have claimed back the collective management of urban resources, and the political discourse on cultural democracy, aimed at redistributing the means of cultural production. The research presents a stance that aligns the commons and urban democracy in a twofold way: first, by theorizing a theatrical commons, consisting of three types of co-produced resources (space, relations, dramaturgy); second, by presenting a theatrical project, OperaCamion, consisting of a truck touring Italian peripheries, and bringing opera for free in disadvantaged areas. The research uses ethnography (semi-structured interviews, participant observation, deep hanging out) and triangulation with secondary sources (photos and videos) to observe how OperaCamion has represented a stance of commoning of the theatrical resource and a reactivation of urban voids, specifically dismissed squares. In Palermo, the performance became a coproduction with local citizens in the Danisinni neighbourhood, a urban commons where the community has engaged in partnerships with cultural institutions since 2017. Impacts of the projects are seen to span from the increased security of the squares to the enhancement of human and cultural capabilities through cultural opportunity and coproduction. The research advocates for the redesign of impact indicators subtended to public funding to the arts in the light of its findings, for the role of cultural institutions as mediators between public decision-making bodies and citizens; and for the commons as collaborative and enabling ecosystems to create multi-scalar partnerships aimed at the regeneration of peripheries and the reactivation of urban voids.

La ricerca analizza il ruolo della cultura e dei commons nella rigenerazione urbana, e in particolare il contributo delle pratiche di commoning orientate alla cultura nella riattivazione dei vuoti urbani, osservato nell'esperienza di un progetto teatrale in tre diverse città italiane: Roma, Reggio Emilia e Palermo. Attingendo da studi urbani su pianificazione, governance e rigenerazione, la tesi imposta il quadro teorico, osservando come la città moderna e la città contemporanea abbiano visto il progressivo restringersi dell'agire collettivo nella produzione di spazi e processi urbani, delegati a un'autorità centrale . Nella città postindustriale, la cultura ha svolto il ruolo di panacea alle malattie urbane nelle mani dei governi neoliberisti, aderendo infatti al precedente paradigma di emarginazione e delega: il rebranding delle città con architetture iconiche e politiche volte a rilanciare la creatività l'economia ha solo esasperato le crisi urbane. Un'alternativa a tale modello di governance è offerta dai commons, che hanno rivendicato la gestione collettiva delle risorse urbane, e dal discorso politico sulla democrazia culturale, volto alla ridistribuzione dei mezzi di produzione culturale. La ricerca presenta una posizione che allinea i commons e la democrazia urbana in un duplice modo: primo, teorizzando un commons teatrale, costituito da tre tipi di risorse coprodotte (spazio, relazioni, drammaturgia); in secondo luogo, presentando un progetto teatrale, OperaCamion, costituito da un camion che gira per le periferie italiane, e portando l'opera gratuitamente nelle zone disagiate. La ricerca utilizza l'etnografia (interviste semistrutturate, osservazione partecipante, deep hangout) e la triangolazione con fonti secondarie (foto e video) per osservare come OperaCamion abbia rappresentato una posizione di condivisione della risorsa teatrale e una riattivazione dei vuoti urbani, specificamente liquidati piazze. A Palermo, la performance è diventata una coproduzione con i cittadini locali del quartiere Danisinni, un comune urbano in cui la comunità è impegnata in partnership con istituzioni culturali dal 2017. Gli impatti dei progetti vanno dalla maggiore sicurezza delle piazze alla valorizzazione delle capacità umane e culturali attraverso l'opportunità culturale e la coproduzione. La ricerca sostiene il ridisegno degli indicatori di impatto sottesi ai finanziamenti pubblici alle arti alla luce dei suoi risultati, per il ruolo delle istituzioni culturali come mediatori tra gli organi decisionali pubblici e i cittadini; e per i commons come ecosistemi collaborativi e abilitanti a creare partnership multiscalari finalizzate alla rigenerazione delle periferie e alla riattivazione dei vuoti urbani.

Cultural democracy in the reactivation of urban voids: contributions from a theatrical commons / Sabatini, Francesca. - (2022 Mar 28).

Cultural democracy in the reactivation of urban voids: contributions from a theatrical commons

SABATINI, Francesca
2022

Abstract

La ricerca analizza il ruolo della cultura e dei commons nella rigenerazione urbana, e in particolare il contributo delle pratiche di commoning orientate alla cultura nella riattivazione dei vuoti urbani, osservato nell'esperienza di un progetto teatrale in tre diverse città italiane: Roma, Reggio Emilia e Palermo. Attingendo da studi urbani su pianificazione, governance e rigenerazione, la tesi imposta il quadro teorico, osservando come la città moderna e la città contemporanea abbiano visto il progressivo restringersi dell'agire collettivo nella produzione di spazi e processi urbani, delegati a un'autorità centrale . Nella città postindustriale, la cultura ha svolto il ruolo di panacea alle malattie urbane nelle mani dei governi neoliberisti, aderendo infatti al precedente paradigma di emarginazione e delega: il rebranding delle città con architetture iconiche e politiche volte a rilanciare la creatività l'economia ha solo esasperato le crisi urbane. Un'alternativa a tale modello di governance è offerta dai commons, che hanno rivendicato la gestione collettiva delle risorse urbane, e dal discorso politico sulla democrazia culturale, volto alla ridistribuzione dei mezzi di produzione culturale. La ricerca presenta una posizione che allinea i commons e la democrazia urbana in un duplice modo: primo, teorizzando un commons teatrale, costituito da tre tipi di risorse coprodotte (spazio, relazioni, drammaturgia); in secondo luogo, presentando un progetto teatrale, OperaCamion, costituito da un camion che gira per le periferie italiane, e portando l'opera gratuitamente nelle zone disagiate. La ricerca utilizza l'etnografia (interviste semistrutturate, osservazione partecipante, deep hangout) e la triangolazione con fonti secondarie (foto e video) per osservare come OperaCamion abbia rappresentato una posizione di condivisione della risorsa teatrale e una riattivazione dei vuoti urbani, specificamente liquidati piazze. A Palermo, la performance è diventata una coproduzione con i cittadini locali del quartiere Danisinni, un comune urbano in cui la comunità è impegnata in partnership con istituzioni culturali dal 2017. Gli impatti dei progetti vanno dalla maggiore sicurezza delle piazze alla valorizzazione delle capacità umane e culturali attraverso l'opportunità culturale e la coproduzione. La ricerca sostiene il ridisegno degli indicatori di impatto sottesi ai finanziamenti pubblici alle arti alla luce dei suoi risultati, per il ruolo delle istituzioni culturali come mediatori tra gli organi decisionali pubblici e i cittadini; e per i commons come ecosistemi collaborativi e abilitanti a creare partnership multiscalari finalizzate alla rigenerazione delle periferie e alla riattivazione dei vuoti urbani.
DE CAPUA, Alberto
SANTINI, Adolfo
Doctoral Thesis
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12318/130146
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