Il rapporto tra le forme di produzione di energia e i nuovi paesaggi, per quantità e qualità degli interventi, occupa sempre di più uno spazio importante nel dibattito internazionale contemporaneo. Insieme alla espansione urbana, alle reti infrastrutturali, il ricorso alle fonti rinnovabili si presenta come uno dei fenomeni, più incisivi nella trasformazione territoriale e nella costruzione dei nuovi paesaggi artificiali Occorre superare posizioni estreme tra chi intravede nell’avvento industriale e dei paesaggi artificiali qualsiasi assenza di una dimensione estetica e chi pensa d’intervenire in maniera indifferente, attraverso la mercificazione dei luoghi, ridotti a mera quantità, tenendo lontana la necessità e la cultura del progetto come controllo e capacità di costruzione di nuovi scenari legati a valori estetici e paesaggistici. La riflessione porta ai nuovi scenari che l’azione di captazione dell’energia custodita dalla natura può creare. Il tema perenne evidentemente tra l’uomo e lo sfruttamento della natura. La cultura del ‘moderno’ si era posto il problema sotto le sue varie espressioni artistiche e sotto le diverse angolazioni che videro anche nel progetto di architettura alcuni risultati importanti. Gropius, Bherens con l’architettura dell’industria; Tony Garnier con il modello di città industriale; Sant’Elia con i progetti per le centrali elettriche e l’adesione ai manifesti futuristi che esaltavano il senso della nuova civiltà incarnata dall’avvento dell’energia; Centrali elettriche costruite in Italia da Giovanni Muzio, Giò Ponti, Luciano Baldessarri, sono esempi e nuovi paradigmi per un tema rimasto interrotto. Si avverte, in molte di queste opere del moderno, un atteggiamento ‘etico’ degli architetti dettato dalla volontà di rapportarsi con la natura ed i luoghi d’intervento non in maniera passiva e marginale, ma ponendo la necessità di aggiungere valori. Si agiva cioè pensando ad un vero e proprio “tributo estetico alla necessità del suo sfruttamento”, ad un vero e proprio risarcimento in termini estetici al paesaggio trasformato. I nuovi paesaggi elettrici non possono che nascere da una nuova relazione tra architettura e ingegneria, rappresentazione contemporanea e identità storica dei luoghi, sistema naturale e modificazione, bellezza naturale e bellezza artificiale, tecnica e rappresentazione, estetica e scienza. Cioè mai come in questo caso il tema è quello che sta tra l’idea di paesaggio come percezione visiva e vera e propria scienza della natura; il paesaggio che si riflette sul versante percettivo su modelli iconografici e giochi pittorici e quello sul versante geognostico che ritorna sotto forma della convenzione semantica della carta. La Calabria è divenuta, nel panorama nazionale, una delle regioni più appetibili per produzione di energia; per questo potrebbe essere presa a modello di studio Come annota Alberto Savinio nel viaggio in Calabria nel 1949 siamo nella “regione dei prodigi naturali”, terra cioè carica di forze telluriche della natura. Questa regione esprime una carica energetica il cui utilizzo va sicuramente valutato in tutta la sua portata simbolica oltre che pratica. Una carica che possiamo riscontrare sotto diversi aspetti: I 1000 corsi d’acqua, le vie del vento del Marchesato e del Catanzarese, il sottosuolo, il sole e le biomasse. Lo Stretto tra Reggio e Messina, da luogo mitologico di gorghi a luogo sperimentale ai fini energetici sull’uso delle correnti marine e del moto ondoso. Tutto ciò è identificativo di una terra carica di energia che ha già nei paesaggi silani un esempio di trasformazione positiva.

Le forme dell'energia e i nuovi paesaggi

AMARO, Ottavio Salvatore
2010

Abstract

Il rapporto tra le forme di produzione di energia e i nuovi paesaggi, per quantità e qualità degli interventi, occupa sempre di più uno spazio importante nel dibattito internazionale contemporaneo. Insieme alla espansione urbana, alle reti infrastrutturali, il ricorso alle fonti rinnovabili si presenta come uno dei fenomeni, più incisivi nella trasformazione territoriale e nella costruzione dei nuovi paesaggi artificiali Occorre superare posizioni estreme tra chi intravede nell’avvento industriale e dei paesaggi artificiali qualsiasi assenza di una dimensione estetica e chi pensa d’intervenire in maniera indifferente, attraverso la mercificazione dei luoghi, ridotti a mera quantità, tenendo lontana la necessità e la cultura del progetto come controllo e capacità di costruzione di nuovi scenari legati a valori estetici e paesaggistici. La riflessione porta ai nuovi scenari che l’azione di captazione dell’energia custodita dalla natura può creare. Il tema perenne evidentemente tra l’uomo e lo sfruttamento della natura. La cultura del ‘moderno’ si era posto il problema sotto le sue varie espressioni artistiche e sotto le diverse angolazioni che videro anche nel progetto di architettura alcuni risultati importanti. Gropius, Bherens con l’architettura dell’industria; Tony Garnier con il modello di città industriale; Sant’Elia con i progetti per le centrali elettriche e l’adesione ai manifesti futuristi che esaltavano il senso della nuova civiltà incarnata dall’avvento dell’energia; Centrali elettriche costruite in Italia da Giovanni Muzio, Giò Ponti, Luciano Baldessarri, sono esempi e nuovi paradigmi per un tema rimasto interrotto. Si avverte, in molte di queste opere del moderno, un atteggiamento ‘etico’ degli architetti dettato dalla volontà di rapportarsi con la natura ed i luoghi d’intervento non in maniera passiva e marginale, ma ponendo la necessità di aggiungere valori. Si agiva cioè pensando ad un vero e proprio “tributo estetico alla necessità del suo sfruttamento”, ad un vero e proprio risarcimento in termini estetici al paesaggio trasformato. I nuovi paesaggi elettrici non possono che nascere da una nuova relazione tra architettura e ingegneria, rappresentazione contemporanea e identità storica dei luoghi, sistema naturale e modificazione, bellezza naturale e bellezza artificiale, tecnica e rappresentazione, estetica e scienza. Cioè mai come in questo caso il tema è quello che sta tra l’idea di paesaggio come percezione visiva e vera e propria scienza della natura; il paesaggio che si riflette sul versante percettivo su modelli iconografici e giochi pittorici e quello sul versante geognostico che ritorna sotto forma della convenzione semantica della carta. La Calabria è divenuta, nel panorama nazionale, una delle regioni più appetibili per produzione di energia; per questo potrebbe essere presa a modello di studio Come annota Alberto Savinio nel viaggio in Calabria nel 1949 siamo nella “regione dei prodigi naturali”, terra cioè carica di forze telluriche della natura. Questa regione esprime una carica energetica il cui utilizzo va sicuramente valutato in tutta la sua portata simbolica oltre che pratica. Una carica che possiamo riscontrare sotto diversi aspetti: I 1000 corsi d’acqua, le vie del vento del Marchesato e del Catanzarese, il sottosuolo, il sole e le biomasse. Lo Stretto tra Reggio e Messina, da luogo mitologico di gorghi a luogo sperimentale ai fini energetici sull’uso delle correnti marine e del moto ondoso. Tutto ciò è identificativo di una terra carica di energia che ha già nei paesaggi silani un esempio di trasformazione positiva.
978-88-88867-23-6
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12318/13195
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