Il tempo necessario della transizione, coincide con il tempo necessario della “resilienza trasformativa”. È un tempo di oggi breve e lungo, per quello medio della governance di tutti i processi di sostenibilità, circolarità, resilienza connessi alle questioni globali quanto locali dello sviluppo sostenibile, di una crescita responsabile e capace. In tale scenario le città e l’architettura, nella trasformazione dell’ambiente costruito, rappresentano “lo spazio e la ragione stessa dell’innovazione”, coinvolgendo le comunità a svolgere un’azione diretta sulla definizione della vera domanda di qualità della vita dell’abitare e di visione futura. Il modello dei distretti urbani, circolari e resilienti, può divenire una risposta di buona governance e trasformazione dell’ambiente costruito, applicando le tecnologie urbane avanzate della transizione. Sono queste periferie del futuro, quelle su cui investire per ritrovare città insieme ai loro quartieri. Il ritorno all’ecologia, alla biologia, alla condizione per cui le tecnologie progettanti, restituiscono qualità abitativa, costruttiva, funzionale abbassando i costi e gli impatti di gestione, di degrado e obsolescenza, di servizio, economici e ambientali, ci restituisce la possibilità di cercare la “qualità dei sistemi naturali e artificiali”, riferita all’architettura, alla città, alle infrastrutture, alle reti, etc, con la stessa ragione dei cicli naturali, con la stessa idea di gestione rigenerativa delle risorse e del “reclaiming” per la gestione dei loro rifiuti, sfridi, energie produttive etc

Ipersostenibilità, innovazione e transizione per le comunità nella periferia sud di Reggio Calabria

Consuelo Nava
2021-01-01

Abstract

Il tempo necessario della transizione, coincide con il tempo necessario della “resilienza trasformativa”. È un tempo di oggi breve e lungo, per quello medio della governance di tutti i processi di sostenibilità, circolarità, resilienza connessi alle questioni globali quanto locali dello sviluppo sostenibile, di una crescita responsabile e capace. In tale scenario le città e l’architettura, nella trasformazione dell’ambiente costruito, rappresentano “lo spazio e la ragione stessa dell’innovazione”, coinvolgendo le comunità a svolgere un’azione diretta sulla definizione della vera domanda di qualità della vita dell’abitare e di visione futura. Il modello dei distretti urbani, circolari e resilienti, può divenire una risposta di buona governance e trasformazione dell’ambiente costruito, applicando le tecnologie urbane avanzate della transizione. Sono queste periferie del futuro, quelle su cui investire per ritrovare città insieme ai loro quartieri. Il ritorno all’ecologia, alla biologia, alla condizione per cui le tecnologie progettanti, restituiscono qualità abitativa, costruttiva, funzionale abbassando i costi e gli impatti di gestione, di degrado e obsolescenza, di servizio, economici e ambientali, ci restituisce la possibilità di cercare la “qualità dei sistemi naturali e artificiali”, riferita all’architettura, alla città, alle infrastrutture, alle reti, etc, con la stessa ragione dei cicli naturali, con la stessa idea di gestione rigenerativa delle risorse e del “reclaiming” per la gestione dei loro rifiuti, sfridi, energie produttive etc
978-88-255-4040-6
resilienza trasformativa, regenerative design, distretti ecologici, città circolari, tecnologie adattive
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12318/131974
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