La relazione ripercorre l'evoluzione della legislazione regionale in materia di emigrazione-immigrazione, prendendo in considerazione tanto le discipline varate prima della revisione del Titolo V della Costituzione, quanto quelle adottate successivamente a tale modifica.Partendo da questi dati, lo scritto suggerisce che,sebbene l'attuale art. 117, c. 2, lett b), Cost. assegni alla potestà esclusiva statale la materia "Immigrazione", ciò comporti l'ascrizione al Parlamento della sola competenza sulle "immigration policies" di ordine generale, così che resti alle Regioni quella sulle "immigrant policies" relative all'accoglienza e all'integrazione dei migranti. In questa luce, la relazione ritiene che le leggi regionali sull'immigrazione già esistenti, pur se adottate prima della revisione del Titolo V, mantengano in linea di principio la loro validità, ma soprattutto reputa che sia ben possibile ai legislatori locali predisporre ulteriori normative sui diritti dei migranti, nell'esercizio della competenza concorrente (ad es., con riguardo alla tutela della salute) ovvero di quella residuale (ad es., con riferimento alle politiche sociali). La relazione evidenzia come, in questa prospettiva, l'"Italian immigration law" potrebbe ritrovare l'aspirazione solidarista presente nel testo originario del d.lgs. n. 286/1998 (t.u. sull'immigrazione), per molti versi messa in discussione dalla "legge Bossi-Fini"(l. n. 189/2002).

“Ombre e nebbia” nel riparto delle competenze tra Stato e Regioni in materia di emigrazione/immigrazione dopo la riforma del titolo V

SALAZAR, Carmela Maria Giustina
2005

Abstract

La relazione ripercorre l'evoluzione della legislazione regionale in materia di emigrazione-immigrazione, prendendo in considerazione tanto le discipline varate prima della revisione del Titolo V della Costituzione, quanto quelle adottate successivamente a tale modifica.Partendo da questi dati, lo scritto suggerisce che,sebbene l'attuale art. 117, c. 2, lett b), Cost. assegni alla potestà esclusiva statale la materia "Immigrazione", ciò comporti l'ascrizione al Parlamento della sola competenza sulle "immigration policies" di ordine generale, così che resti alle Regioni quella sulle "immigrant policies" relative all'accoglienza e all'integrazione dei migranti. In questa luce, la relazione ritiene che le leggi regionali sull'immigrazione già esistenti, pur se adottate prima della revisione del Titolo V, mantengano in linea di principio la loro validità, ma soprattutto reputa che sia ben possibile ai legislatori locali predisporre ulteriori normative sui diritti dei migranti, nell'esercizio della competenza concorrente (ad es., con riguardo alla tutela della salute) ovvero di quella residuale (ad es., con riferimento alle politiche sociali). La relazione evidenzia come, in questa prospettiva, l'"Italian immigration law" potrebbe ritrovare l'aspirazione solidarista presente nel testo originario del d.lgs. n. 286/1998 (t.u. sull'immigrazione), per molti versi messa in discussione dalla "legge Bossi-Fini"(l. n. 189/2002).
8484561852
immigrazione; riparto delle competenze legislative tra Stato e Regioni; diritti dei migranti
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12318/15003
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