Tra i molteplici ruoli rivestiti dall’agricoltura multifunzionale, quella relativa alla sua “funzione sociale” sta riscuotendo recentemente un interesse crescente. L’integrazione tra pratiche agricole e servizi sociali consente di diversificare le attività agricole offrendo nuove fonti di reddito agli agricoltori e, nel contempo, arricchisce l’immagine dell’agricoltura agli occhi della società, migliorando e favorendo nuove relazioni tra città e aree rurali. Fra le attività dell’agricoltura sociale, particolare importanza assumono quelle esercitate nei terreni confiscati alle mafie. La legge 109/96 consente l’utilizzo sociale dei beni confiscati e costituisce uno strumento importante ai fini del rafforzamento della coesione socio-culturale e della diffusione della cultura della legalità. Grazie a questa legge, cooperative sociali e associazioni hanno potuto coltivare terreni, utilizzare immobili per svolgere le loro attività, usufruire di sedi, ecc. L’uso sociale dei terreni confiscati consente, attraverso un sistema di relazioni tra società civile organizzata, istituzioni e imprese, di fare rientrare in produzione e nella legalità coltivazioni e strutture agricole altrimenti sequestrate ed abbandonate, favorendo, inoltre l’inserimento sociale e lavorativo di giovani e di persone svantaggiate. Il lavoro di ricerca esamina le produzioni e l’occupazione delle cooperative sociali aderenti a Libera Terra della Calabria e della Sicilia al fine di analizzarne i prodotti agroalimentari etici e le tipologie di occupazione e servizi sociali offerti. Le cooperative sociali indagate, attivano progetti di inserimento lavorativo che coinvolgono diverse fasce di disagio ed offrono, in alcuni casi, servizi terapeutici e riabilitativi a persone con difficoltà di varia natura. L’attività agricola diventa occasione di riscatto e di lavoro per giovani disoccupati, per immigrati, per soggetti svantaggiati; diventa occasione terapeutica e di inserimento sociale per tossicodipendenti, ex detenuti. Le attività svolte (produttive, agrituristiche, didattiche, terapeutiche, riabilitative, ecc.) dalle cooperative sociali sui terreni confiscati, nonostante le difficoltà ed i pericoli (si pensi alle recenti minacce, alle intimidazioni e ai danni arrecati ai mezzi produttivi e alle produzioni delle cooperative sociali Valle del Marro e Lavoro e non solo), sono in grado di creare redditi ed occupazione e di innescare percorsi di crescita e di sviluppo nella legalità - sia in termini sociali che produttivi - per molti giovani e per fasce di popolazione a rischio di esclusione sociale. Per il loro alto contenuto etico, le produzioni sono collocate sui mercati tramite le botteghe del commercio equo e solidale ed attraverso le reti distributive delle Coop. Alcune delle cooperative sociali impegnate in tali attività, partecipano ai “campi di lavoro”. Si tratta di iniziative di volontariato organizzate sui terreni confiscati alla mafia e promosse con l’obiettivo di diffondere la cultura della legalità e far maturare coscienza civile e partecipazione democratica, ritenuti deterrenti naturali contro il potere mafioso. I giovani volontari, provenienti da ogni parte del mondo, svolgono – sui terreni confiscati - esperienza di lavoro, cura dell’ambiente, socialità e riflessione cooperando con i soci delle cooperative sociali. Le attività riguardano non solo lavoro sui campi ma anche partecipazione a laboratori e incontri di educazione alla legalità, momenti di animazione territoriale, incontri con le comunità locali e scambi culturali.

L’utilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie: valori etici e opportunità occupazionali nelle cooperative sociali Libera Terra in Calabria e in Sicilia

NICOLOSI, Agata Carmela
2009

Abstract

Tra i molteplici ruoli rivestiti dall’agricoltura multifunzionale, quella relativa alla sua “funzione sociale” sta riscuotendo recentemente un interesse crescente. L’integrazione tra pratiche agricole e servizi sociali consente di diversificare le attività agricole offrendo nuove fonti di reddito agli agricoltori e, nel contempo, arricchisce l’immagine dell’agricoltura agli occhi della società, migliorando e favorendo nuove relazioni tra città e aree rurali. Fra le attività dell’agricoltura sociale, particolare importanza assumono quelle esercitate nei terreni confiscati alle mafie. La legge 109/96 consente l’utilizzo sociale dei beni confiscati e costituisce uno strumento importante ai fini del rafforzamento della coesione socio-culturale e della diffusione della cultura della legalità. Grazie a questa legge, cooperative sociali e associazioni hanno potuto coltivare terreni, utilizzare immobili per svolgere le loro attività, usufruire di sedi, ecc. L’uso sociale dei terreni confiscati consente, attraverso un sistema di relazioni tra società civile organizzata, istituzioni e imprese, di fare rientrare in produzione e nella legalità coltivazioni e strutture agricole altrimenti sequestrate ed abbandonate, favorendo, inoltre l’inserimento sociale e lavorativo di giovani e di persone svantaggiate. Il lavoro di ricerca esamina le produzioni e l’occupazione delle cooperative sociali aderenti a Libera Terra della Calabria e della Sicilia al fine di analizzarne i prodotti agroalimentari etici e le tipologie di occupazione e servizi sociali offerti. Le cooperative sociali indagate, attivano progetti di inserimento lavorativo che coinvolgono diverse fasce di disagio ed offrono, in alcuni casi, servizi terapeutici e riabilitativi a persone con difficoltà di varia natura. L’attività agricola diventa occasione di riscatto e di lavoro per giovani disoccupati, per immigrati, per soggetti svantaggiati; diventa occasione terapeutica e di inserimento sociale per tossicodipendenti, ex detenuti. Le attività svolte (produttive, agrituristiche, didattiche, terapeutiche, riabilitative, ecc.) dalle cooperative sociali sui terreni confiscati, nonostante le difficoltà ed i pericoli (si pensi alle recenti minacce, alle intimidazioni e ai danni arrecati ai mezzi produttivi e alle produzioni delle cooperative sociali Valle del Marro e Lavoro e non solo), sono in grado di creare redditi ed occupazione e di innescare percorsi di crescita e di sviluppo nella legalità - sia in termini sociali che produttivi - per molti giovani e per fasce di popolazione a rischio di esclusione sociale. Per il loro alto contenuto etico, le produzioni sono collocate sui mercati tramite le botteghe del commercio equo e solidale ed attraverso le reti distributive delle Coop. Alcune delle cooperative sociali impegnate in tali attività, partecipano ai “campi di lavoro”. Si tratta di iniziative di volontariato organizzate sui terreni confiscati alla mafia e promosse con l’obiettivo di diffondere la cultura della legalità e far maturare coscienza civile e partecipazione democratica, ritenuti deterrenti naturali contro il potere mafioso. I giovani volontari, provenienti da ogni parte del mondo, svolgono – sui terreni confiscati - esperienza di lavoro, cura dell’ambiente, socialità e riflessione cooperando con i soci delle cooperative sociali. Le attività riguardano non solo lavoro sui campi ma anche partecipazione a laboratori e incontri di educazione alla legalità, momenti di animazione territoriale, incontri con le comunità locali e scambi culturali.
9788856812831
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12318/15650
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