Il 10 febbraio 1692 la Compagnia dei Virtuosi di San Giuseppe di Terrasanta elesse come proprio cardinale protettore il venticinquenne veneziano Pietro Ottoboni, già giovanissimo cardinale nipote dell’omonimo defunto papa Alessandro VIII. Giuseppe Ghezzi, come segretario della Compagnia dedicò al nuovo cardinale protettore un libretto di ringraziamento in cui ne legittimava l’aspirazione alla “bella gloria” propria di “un Prencipe delle Arti munificentissimo Mecenate”, capace di far risorgere gli antichi campioni della pittura, della scultura e dell’architettura. Aspirazione che oltrepassava l’ambito della Compagnia dei Virtuosi estendendosi a tutto il mondo delle arti romane di cui egli stesso era un autorevole rappresentante da quasi un ventennio come segretario dell’Accademia di San Luca. Questo contributo intende risalire all’origine della generazione di tali grandi aspettative, ricostruendone il contesto culturale ed esplorando le prime attività di Ottoboni nel campo delle arti del disegno – ancora subordinate al dominante interesse per la drammaturgia teatrale − attraverso il punto di vista privilegiato di Ghezzi quale reggente e segretario della Compagnia dei Virtuosi e storico segretario dell’Accademia di San Luca e come tale esponente e testimone di primo piano dell’ambiente artistico romano del tardo Seicento.
«La bella Gloria». Il giovane Pietro Ottoboni cardinale protettore dei Virtuosi (1689-1692) / Manfredi, T.. - (2025), pp. 89-113.
«La bella Gloria». Il giovane Pietro Ottoboni cardinale protettore dei Virtuosi (1689-1692)
T. Manfredi
2025-01-01
Abstract
Il 10 febbraio 1692 la Compagnia dei Virtuosi di San Giuseppe di Terrasanta elesse come proprio cardinale protettore il venticinquenne veneziano Pietro Ottoboni, già giovanissimo cardinale nipote dell’omonimo defunto papa Alessandro VIII. Giuseppe Ghezzi, come segretario della Compagnia dedicò al nuovo cardinale protettore un libretto di ringraziamento in cui ne legittimava l’aspirazione alla “bella gloria” propria di “un Prencipe delle Arti munificentissimo Mecenate”, capace di far risorgere gli antichi campioni della pittura, della scultura e dell’architettura. Aspirazione che oltrepassava l’ambito della Compagnia dei Virtuosi estendendosi a tutto il mondo delle arti romane di cui egli stesso era un autorevole rappresentante da quasi un ventennio come segretario dell’Accademia di San Luca. Questo contributo intende risalire all’origine della generazione di tali grandi aspettative, ricostruendone il contesto culturale ed esplorando le prime attività di Ottoboni nel campo delle arti del disegno – ancora subordinate al dominante interesse per la drammaturgia teatrale − attraverso il punto di vista privilegiato di Ghezzi quale reggente e segretario della Compagnia dei Virtuosi e storico segretario dell’Accademia di San Luca e come tale esponente e testimone di primo piano dell’ambiente artistico romano del tardo Seicento.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


