Le alterazioni che subisce un paesaggio quando è stato interessato da attività di cava e le modificazioni che l’asportazione del materiale estratto provocano, divengono segni evidenti sul territorio che riescono, perfino a trasformare i suoi assetti topografici. L’attività di cava è antica quanto la presenza dell’uomo sulla terra, ed è strettamente connessa con il fare architettura, pertinente a questo proposito ciò che afferma Francesco Venezia nel suo “L’edificio e la cava” in Scritti brevi: “…questa opera di spoliazione della natura, il conferire misure rapporti ritmi alle masse della pietra che dormono un sonno mortale, cavandole alla luce della notte solida, è alla base del lavoro dell’architetto….”. Questo lavoro prende avvio dalle considerazioni che hanno portato oggi ad un attenzione specifica verso le problematiche inerenti il notevole impatto che le attività estrattive, sebbene fondamentali nell’economia della collettività, pongono sul territorio. Il confronto analitico del panorama giuridico europeo (l’analisi riguarda Gran Bretagna, Francia e Germania), nazionale e regionale, ha consentito di elaborare i criteri guida che sono alla base del procedimento metodologico applicato per l’elaborazione del Piano cave della provincia di Reggio Calabria, nel quale si è sperimentato come la disciplina delle attività estrattive, deve essere oggetto di valutazioni attente, mirate alla mediazione di interessi sovrapposti quali quelli della salvaguardia dello sviluppo economico da un lato e la tutela dell’ambiente dall’altro. Il contesto geografico della sperimentazione, la Calabria, e nello specifico la provincia di Reggio Calabria, è un ambito per certi versi forse più complesso di molti altri. Dal punto di vista della compatibilità ambientale si deve tenere presente che la Calabria è una regione le cui caratteristiche dominanti coincidono prevalentemente con le sue risorse ambientali, a riprova di ciò basta menzionare i suoi ottocento chilometri di costa, la breve distanza che divide il mare dalla montagna, i boschi plurisecolari che ricoprono i suoi altopiani e le sue montagne, elementi questi che nelle loro combinazioni creano un paesaggio unico al mondo. Inoltre alle bellezze naturali devono essere sommate le bellezze artistiche e culturali di cui questa terra (nella quasi totalità del suo territorio sono presenti i resti dell’antica civiltà magno-greca) è ricca. Per le considerazioni che ci riguardano, vi è da aggiungere la sua naturale predisposizione al dissesto idrogeologico (è una delle regioni europee a più alto rischio di frane) facilitata, come se non bastasse, dall’opera disattenta dell’uomo. Questi ed altri più specifici, fattori naturali e antropici sono quelli presi in considerazione nell’elaborazione del Piano Cave della provincia di Reggio Calabria, che costituisce la parte sperimentale del lavoro.

Cave e ambiente. La pianificazione delle attività estrattive

CARRA', Natalina
2001-01-01

Abstract

Le alterazioni che subisce un paesaggio quando è stato interessato da attività di cava e le modificazioni che l’asportazione del materiale estratto provocano, divengono segni evidenti sul territorio che riescono, perfino a trasformare i suoi assetti topografici. L’attività di cava è antica quanto la presenza dell’uomo sulla terra, ed è strettamente connessa con il fare architettura, pertinente a questo proposito ciò che afferma Francesco Venezia nel suo “L’edificio e la cava” in Scritti brevi: “…questa opera di spoliazione della natura, il conferire misure rapporti ritmi alle masse della pietra che dormono un sonno mortale, cavandole alla luce della notte solida, è alla base del lavoro dell’architetto….”. Questo lavoro prende avvio dalle considerazioni che hanno portato oggi ad un attenzione specifica verso le problematiche inerenti il notevole impatto che le attività estrattive, sebbene fondamentali nell’economia della collettività, pongono sul territorio. Il confronto analitico del panorama giuridico europeo (l’analisi riguarda Gran Bretagna, Francia e Germania), nazionale e regionale, ha consentito di elaborare i criteri guida che sono alla base del procedimento metodologico applicato per l’elaborazione del Piano cave della provincia di Reggio Calabria, nel quale si è sperimentato come la disciplina delle attività estrattive, deve essere oggetto di valutazioni attente, mirate alla mediazione di interessi sovrapposti quali quelli della salvaguardia dello sviluppo economico da un lato e la tutela dell’ambiente dall’altro. Il contesto geografico della sperimentazione, la Calabria, e nello specifico la provincia di Reggio Calabria, è un ambito per certi versi forse più complesso di molti altri. Dal punto di vista della compatibilità ambientale si deve tenere presente che la Calabria è una regione le cui caratteristiche dominanti coincidono prevalentemente con le sue risorse ambientali, a riprova di ciò basta menzionare i suoi ottocento chilometri di costa, la breve distanza che divide il mare dalla montagna, i boschi plurisecolari che ricoprono i suoi altopiani e le sue montagne, elementi questi che nelle loro combinazioni creano un paesaggio unico al mondo. Inoltre alle bellezze naturali devono essere sommate le bellezze artistiche e culturali di cui questa terra (nella quasi totalità del suo territorio sono presenti i resti dell’antica civiltà magno-greca) è ricca. Per le considerazioni che ci riguardano, vi è da aggiungere la sua naturale predisposizione al dissesto idrogeologico (è una delle regioni europee a più alto rischio di frane) facilitata, come se non bastasse, dall’opera disattenta dell’uomo. Questi ed altri più specifici, fattori naturali e antropici sono quelli presi in considerazione nell’elaborazione del Piano Cave della provincia di Reggio Calabria, che costituisce la parte sperimentale del lavoro.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12318/20713
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