Dato che il paesaggio è il prodotto delle azioni intraprese dall’uomo sul territorio, sembra ovvio e consequenziale affermare che in fondo, per garantire un buon e bel paesaggio, basterebbe dotarsi di validi progetti. Succede però, che una cosa così ovvia apre il campo a diverse questioni che si traducono in problemi, domande, difficoltà, che di fatto, si concludono in inefficienza. Il semplice progetto, scardinato da un piano di coordinamento generale strutturato su quadri di conoscenza sistemica ed integrata e su opportune valutazioni ed assegnazioni di valore e priorità, non può garantire la qualità complessiva del territorio. Infatti, occorre si il buon progetto per edificare paesaggi di qualità, ma questo non ha significato se rimane intervento isolato, separato dal contesto di appartenenza o ancor peggio, se decontestualizzato. Il piano guida il progetto, e lo conduce fino alle scelte di dettaglio, senza rimanere stritolato dalle norme e dai vincoli. L’urbanistica, ormai evoluta a scienza complessa, comprende e coordina diverse discipline indispensabili per la conoscenza della città e del territorio, per la definizione delle organizzazioni e per la pianificazione delle attività da adempiere. Questa necessariamente, deve innovare i contenuti dei suoi strumenti, che da strumenti di pianificazione, dovranno condurre fino al progetto ed alla gestione. La gestione del territorio, affidata al solo vincolo che traduce la norma, è una gestione asfittica, basata su atti amministrativi. Lo strumento identifica i sistemi del territorio, assegna valori ed individua risorse speciali, eccezionali, potenziali da valorizzare; organizza gli usi e dispone le possibilità alla fruizione; contemporaneamente il territorio rivela carenze, problemi, degradi, rischi, rispetto cui il piano propone ed indica cosa fare e come intervenire. Alla fine del lavoro, oltre le carte tematiche di sintesi che consentono di leggere il patrimonio e di rendersi conto del futuro possibile, il piano, per ogni ambito territoriale, in qualità di strumento tecnico ed atto amministrativo, proporrà gli obiettivi di qualità, le politiche di attuazione, i progetti di realizzazione. I piani urbanistici, indifferentemente da quale sia il loro livello e la scala di riferimento, hanno il compito etico e disciplinare di produrre paesaggi di valore, in quanto espressione visibile di qualità. La correttezza del procedimento consiste nell’identificare le presenze costitutive dei luoghi, nel riconoscere le qualità esistenti e quelle potenziali, nell’assegnare valori, nel convertire ciò che è stato valore nel passato, in elemento caratterizzante e significativo rispetto le esigenze attuali. La validità del piano si contempera nella capacità di operare, attraverso la configurazione di progetti di tutela, definiti in maniera differenziata rispetto i valori ed i caratteri specifici delle risorse presenti nei contesti territoriali e rappresentative di ogni situazione.

URBANISTICA E PAESAGGIO

PANUCCIO, Paola
2007

Abstract

Dato che il paesaggio è il prodotto delle azioni intraprese dall’uomo sul territorio, sembra ovvio e consequenziale affermare che in fondo, per garantire un buon e bel paesaggio, basterebbe dotarsi di validi progetti. Succede però, che una cosa così ovvia apre il campo a diverse questioni che si traducono in problemi, domande, difficoltà, che di fatto, si concludono in inefficienza. Il semplice progetto, scardinato da un piano di coordinamento generale strutturato su quadri di conoscenza sistemica ed integrata e su opportune valutazioni ed assegnazioni di valore e priorità, non può garantire la qualità complessiva del territorio. Infatti, occorre si il buon progetto per edificare paesaggi di qualità, ma questo non ha significato se rimane intervento isolato, separato dal contesto di appartenenza o ancor peggio, se decontestualizzato. Il piano guida il progetto, e lo conduce fino alle scelte di dettaglio, senza rimanere stritolato dalle norme e dai vincoli. L’urbanistica, ormai evoluta a scienza complessa, comprende e coordina diverse discipline indispensabili per la conoscenza della città e del territorio, per la definizione delle organizzazioni e per la pianificazione delle attività da adempiere. Questa necessariamente, deve innovare i contenuti dei suoi strumenti, che da strumenti di pianificazione, dovranno condurre fino al progetto ed alla gestione. La gestione del territorio, affidata al solo vincolo che traduce la norma, è una gestione asfittica, basata su atti amministrativi. Lo strumento identifica i sistemi del territorio, assegna valori ed individua risorse speciali, eccezionali, potenziali da valorizzare; organizza gli usi e dispone le possibilità alla fruizione; contemporaneamente il territorio rivela carenze, problemi, degradi, rischi, rispetto cui il piano propone ed indica cosa fare e come intervenire. Alla fine del lavoro, oltre le carte tematiche di sintesi che consentono di leggere il patrimonio e di rendersi conto del futuro possibile, il piano, per ogni ambito territoriale, in qualità di strumento tecnico ed atto amministrativo, proporrà gli obiettivi di qualità, le politiche di attuazione, i progetti di realizzazione. I piani urbanistici, indifferentemente da quale sia il loro livello e la scala di riferimento, hanno il compito etico e disciplinare di produrre paesaggi di valore, in quanto espressione visibile di qualità. La correttezza del procedimento consiste nell’identificare le presenze costitutive dei luoghi, nel riconoscere le qualità esistenti e quelle potenziali, nell’assegnare valori, nel convertire ciò che è stato valore nel passato, in elemento caratterizzante e significativo rispetto le esigenze attuali. La validità del piano si contempera nella capacità di operare, attraverso la configurazione di progetti di tutela, definiti in maniera differenziata rispetto i valori ed i caratteri specifici delle risorse presenti nei contesti territoriali e rappresentative di ogni situazione.
978-88-492-1268-6
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12318/21903
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