Con l’entrata in vigore della normativa sulle pratiche commerciali scorrette si è avuta l’impressione che la tutela del consumatore avesse acquisito nuova linfa vitale.E’ una normativa che ingloba in sé, per quanto riguarda i rapporti professionisti/consumatori, anche la pubblicità commerciale ed è stata pensata e realizzata per fornire strumenti molto più adeguati a chi si trovi vittima non solo di prospettazioni non veritiere, ma, più in generale, di comportamenti scorretti da parte dell’impresa. Nell’ambito delle pratiche commerciali sleali, settore che qui maggiormente interessa, la disomogeneità tra le normative ha spesso frenato l’attività di commercializzazione delle imprese non sufficientemente tutelate prima dell’entrata in vigore della normativa de qua.Incertezza dei consumatori e timore delle imprese hanno costituito per lungo tempo due facce della stessa medaglia. La previsione di una lista nera di pratiche sleali (per noi, oggi, scorrette) se da un lato incentiva (o dovrebbe incentivare) le operazioni commerciali (anche transfrontaliere) da parte dei cittadini dell’UE, in qualche modo rassicurati da tali norme, dall’altro, di pari passo,sembra garantire una maggiore tutela nei confronti della persona-consumatore, meno esposta ad incondizionati “attacchi” da parte dell’impresa. Forse è ragionevole ritenere che si possa assistere ad una (ri)emersione dei valori della persona sia pur in un contesto di innegabile attenzione alla logica economica; non significa “mortificare” la persona o, ancora peggio, considerarla, nella complessa dinamica del reticolato di valori di cui è portatrice, ostacolo allo sviluppo economico, bensì prendereatto del fatto che oggi, probabilmente (ed è un considerevole traguardo) la logica dei rapporti economici non può non acquisire la considerazione dei valori della persona (edallora, così ragionando, non deve stupire che alla ormai acquisita chiarezza dell’informazione si sostituisca la“correttezza” della pratica). Ma non va sottaciuto che in questo momento si assiste ad una “riconsiderazione” della persona e dei suoi attributi in chiave economica, tendenza che si concretizza in una nuova benizzazione ad esempio dei diritti della personalità; è quindi un’intersezione tra valori diversi ma non contrapposti.Vi è poi da considerare il mercato come orizzonte di rilevanza dei beni. La dinamica del mercato si propone infatti in due diverse direzioni che interessano entrambe il civilista: da una parte i soggetti a vario titolo interessati (imprenditore, consumatore). E qui il profilo soggettivo con tutte le sue implicazioni giuridiche incide sul valore della persona e quindi sulla tutela che essa merita e sulla qualità della vita che rappresenta il punto di incontro con il momento oggettivo rappresentato dai beni, dai servizi, da tutto ciò, in una parola, che viene offerto nell’ambito del mercato e che producendo ricchezza, se questa è ben orientata, aiuta a vivere (o a vivere meglio). Si tratta allora di vedere se, in quest’ultima logica, l’ordinamento, oltre ai profili in senso lato procedurali, relativi al come operare sul mercato per non travalicare i limiti di tutela della persona, possa o debba occuparsi di aspetti più o meno rilevanti relativi al risultato di quella operazione economica che è (o può essere) rappresentata dalla nascita di nuovi beni o servizi messi a disposizione dell’individuo. Porre in primo piano la persona implica la necessità di creare le condizioni affinché possa vivere meglio. Gli interventi nel settore che ci occupa sembrano in buona misura indirizzati in questa direzione; anche la stessa comunicazione commerciale trova una propria plausibile dimensione nella misura in cui contribuisce a favorire l’incontro e la scelta dei beni. In questa logica si valorizza l’appartenenza non avendo più tanto (o solo) importanza la proprietà sull’entità del mondo esterno, quanto, forse, la possibilità di fruire delbene. Così è per l’informazione. Se, nella logica dei codici ottocenteschi, la valorizzazionedella persona passava necessariamente attraverso il diritto di proprietà, la cui titolarità qualificava la persona stessa, oggi non è più così. La persona, con i valori di cui è portatrice, gli interessi che l’ordinamento ritiene meritevoli di tutela, si disancora dalla proprietà, quanto meno da un concetto statico di proprietà, per proiettarsi all’esterno in una logica di condivisione e valorizzazione personale al contempo; nella prospettiva di una relazionalità che comporta crescita e allo stesso tempo soddisfacimento dei propri bisogni, della propria necessità di vivere bene o, quanto meno, meglio. Ed è in questo contesto nuovo che si affermano i c.d. beni relazionali.

Pratiche scorrette e tutela della persona nel contesto delle regole di mercato

PIRILLI, Domenica
2009

Abstract

Con l’entrata in vigore della normativa sulle pratiche commerciali scorrette si è avuta l’impressione che la tutela del consumatore avesse acquisito nuova linfa vitale.E’ una normativa che ingloba in sé, per quanto riguarda i rapporti professionisti/consumatori, anche la pubblicità commerciale ed è stata pensata e realizzata per fornire strumenti molto più adeguati a chi si trovi vittima non solo di prospettazioni non veritiere, ma, più in generale, di comportamenti scorretti da parte dell’impresa. Nell’ambito delle pratiche commerciali sleali, settore che qui maggiormente interessa, la disomogeneità tra le normative ha spesso frenato l’attività di commercializzazione delle imprese non sufficientemente tutelate prima dell’entrata in vigore della normativa de qua.Incertezza dei consumatori e timore delle imprese hanno costituito per lungo tempo due facce della stessa medaglia. La previsione di una lista nera di pratiche sleali (per noi, oggi, scorrette) se da un lato incentiva (o dovrebbe incentivare) le operazioni commerciali (anche transfrontaliere) da parte dei cittadini dell’UE, in qualche modo rassicurati da tali norme, dall’altro, di pari passo,sembra garantire una maggiore tutela nei confronti della persona-consumatore, meno esposta ad incondizionati “attacchi” da parte dell’impresa. Forse è ragionevole ritenere che si possa assistere ad una (ri)emersione dei valori della persona sia pur in un contesto di innegabile attenzione alla logica economica; non significa “mortificare” la persona o, ancora peggio, considerarla, nella complessa dinamica del reticolato di valori di cui è portatrice, ostacolo allo sviluppo economico, bensì prendereatto del fatto che oggi, probabilmente (ed è un considerevole traguardo) la logica dei rapporti economici non può non acquisire la considerazione dei valori della persona (edallora, così ragionando, non deve stupire che alla ormai acquisita chiarezza dell’informazione si sostituisca la“correttezza” della pratica). Ma non va sottaciuto che in questo momento si assiste ad una “riconsiderazione” della persona e dei suoi attributi in chiave economica, tendenza che si concretizza in una nuova benizzazione ad esempio dei diritti della personalità; è quindi un’intersezione tra valori diversi ma non contrapposti.Vi è poi da considerare il mercato come orizzonte di rilevanza dei beni. La dinamica del mercato si propone infatti in due diverse direzioni che interessano entrambe il civilista: da una parte i soggetti a vario titolo interessati (imprenditore, consumatore). E qui il profilo soggettivo con tutte le sue implicazioni giuridiche incide sul valore della persona e quindi sulla tutela che essa merita e sulla qualità della vita che rappresenta il punto di incontro con il momento oggettivo rappresentato dai beni, dai servizi, da tutto ciò, in una parola, che viene offerto nell’ambito del mercato e che producendo ricchezza, se questa è ben orientata, aiuta a vivere (o a vivere meglio). Si tratta allora di vedere se, in quest’ultima logica, l’ordinamento, oltre ai profili in senso lato procedurali, relativi al come operare sul mercato per non travalicare i limiti di tutela della persona, possa o debba occuparsi di aspetti più o meno rilevanti relativi al risultato di quella operazione economica che è (o può essere) rappresentata dalla nascita di nuovi beni o servizi messi a disposizione dell’individuo. Porre in primo piano la persona implica la necessità di creare le condizioni affinché possa vivere meglio. Gli interventi nel settore che ci occupa sembrano in buona misura indirizzati in questa direzione; anche la stessa comunicazione commerciale trova una propria plausibile dimensione nella misura in cui contribuisce a favorire l’incontro e la scelta dei beni. In questa logica si valorizza l’appartenenza non avendo più tanto (o solo) importanza la proprietà sull’entità del mondo esterno, quanto, forse, la possibilità di fruire delbene. Così è per l’informazione. Se, nella logica dei codici ottocenteschi, la valorizzazionedella persona passava necessariamente attraverso il diritto di proprietà, la cui titolarità qualificava la persona stessa, oggi non è più così. La persona, con i valori di cui è portatrice, gli interessi che l’ordinamento ritiene meritevoli di tutela, si disancora dalla proprietà, quanto meno da un concetto statico di proprietà, per proiettarsi all’esterno in una logica di condivisione e valorizzazione personale al contempo; nella prospettiva di una relazionalità che comporta crescita e allo stesso tempo soddisfacimento dei propri bisogni, della propria necessità di vivere bene o, quanto meno, meglio. Ed è in questo contesto nuovo che si affermano i c.d. beni relazionali.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12318/21936
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact