The attention that the debates within the field turns for some time understood as the existing "material" architecture, leads to investigate the current dynamics of the contemporary architectural design on the border between the strategies of "change" and strategy of the "new". The devastation and corrosion made in our country, through senseless territorial policy, need the emergence of a new culture of transformation processes able to grow through a different assessment of the use of the resource-city landscape. Working through the awareness of the wide potential represented by the rich and layered architectural heritage and its types of intervention, highlighting unmet need is the existence of an important cultural and social problem, whose solution should be investigated and prepared tools and strategies that integrate a culture of transformation with the recovery and conservation. Conceive of such a practice is to accept modus realizable through a culture of 'the' intervention 'that overcoming the inertia vincolistico not deny the realization of development goals and productivity, without this necessarily constitutes destruction or depletion. Such meaning of the problem, taking place in a renewed form, the need for a new design of the modification and transformation that knows how to avoid, on the one hand the spread of an ethics of "embalming" and, secondly, the perpetration of the negative effects arising from an anachronistic culture of infinite development, expansion of urban sprawl and careless. Based on these considerations, the contribution that follows attempts to provide a refund through the criticism of the most significant contributions of theoretical and practical, a reading frame of the problem "building restoration", covering the main areas affected by the complexity that characterizes the "project of the existing ".

L'attenzione che il dibattito disciplinare rivolge da qualche tempo all'esistente inteso come "materiale" dell'architettura, porta a indagare le attuali dinamiche del progetto di architettura contemporaneo al confine tra strategie della "modificazione" e strategia del "nuovo". La devastazione e corrosione operate nel nostro Paese, attraverso un'insensata politica territoriale, richiedono l’affermarsi di una nuova cultura dei processi di trasformazione capace di svilupparsi attraverso una diversa valutazione dell’uso della risorsa città-paesaggio. Operare attraverso la consapevolezza delle ampie potenzialità rappresentate dal ricco e stratificato patrimonio costruito e dalle relative tipologie d'intervento, costituisce un'esigenza inevasa che evidenzia l’esistenza di un importante problema culturale e sociale, per la cui soluzione vanno indagati e predisposti strumenti e strategie che integrino una cultura della trasformazione con una del recupero e della conservazione. Concepire un tale modus significa accettare una prassi concretizzabile attraverso una cultura dell'"intervento" che, superando l'immobilismo vincolistico, non rinunzi alla realizzazione di obiettivi di sviluppo e produttività, senza che ciò costituisca necessariamente devastazione o depauperamento. Tale accezione del problema, pone, in forma rinnovata, la necessità di una nuova progettualità della modificazione e della trasformazione che sappia evitare, da un lato il diffondersi di un’etica della “imbalsamazione” e, dall’altro, il perpetrarsi degli effetti negativi derivanti da un'anacronistica cultura dello sviluppo infinito, incontrollato e disattento delle espansioni urbane. Partendo da queste considerazioni, il contributo che segue tenta di fornire attraverso una restituzione critica dei contributi teorici e operativi più significativi, un quadro di lettura della problematica “recupero edilizio”, percorrendo i principali ambiti coinvolti dalla complessità che caratterizza il “progetto dell'esistente”.

Orientamenti e strategie nelle azioni di recupero

PASTURA, Francesco
2002

Abstract

L'attenzione che il dibattito disciplinare rivolge da qualche tempo all'esistente inteso come "materiale" dell'architettura, porta a indagare le attuali dinamiche del progetto di architettura contemporaneo al confine tra strategie della "modificazione" e strategia del "nuovo". La devastazione e corrosione operate nel nostro Paese, attraverso un'insensata politica territoriale, richiedono l’affermarsi di una nuova cultura dei processi di trasformazione capace di svilupparsi attraverso una diversa valutazione dell’uso della risorsa città-paesaggio. Operare attraverso la consapevolezza delle ampie potenzialità rappresentate dal ricco e stratificato patrimonio costruito e dalle relative tipologie d'intervento, costituisce un'esigenza inevasa che evidenzia l’esistenza di un importante problema culturale e sociale, per la cui soluzione vanno indagati e predisposti strumenti e strategie che integrino una cultura della trasformazione con una del recupero e della conservazione. Concepire un tale modus significa accettare una prassi concretizzabile attraverso una cultura dell'"intervento" che, superando l'immobilismo vincolistico, non rinunzi alla realizzazione di obiettivi di sviluppo e produttività, senza che ciò costituisca necessariamente devastazione o depauperamento. Tale accezione del problema, pone, in forma rinnovata, la necessità di una nuova progettualità della modificazione e della trasformazione che sappia evitare, da un lato il diffondersi di un’etica della “imbalsamazione” e, dall’altro, il perpetrarsi degli effetti negativi derivanti da un'anacronistica cultura dello sviluppo infinito, incontrollato e disattento delle espansioni urbane. Partendo da queste considerazioni, il contributo che segue tenta di fornire attraverso una restituzione critica dei contributi teorici e operativi più significativi, un quadro di lettura della problematica “recupero edilizio”, percorrendo i principali ambiti coinvolti dalla complessità che caratterizza il “progetto dell'esistente”.
88-492-0400-0
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12318/8471
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