Il linguaggio dell’architettura ha progressivamente subito un’evoluzione, mutando fortemente i propri termini. Sotto l’influenza della cultura globale molti vocaboli hanno trasformato il loro significato, mentre nuovi sono entrati a far parte del lessico architettonico. E’ emersa da parte della ricerca la necessità di un approfondimento di questo processo per precisare, razionalizzare e sistematizzare, ma anche chiarire i termini di riferimento del dibattito architettonico contemporaneo. Questo è l’obiettivo del DAI (Dizionario Architettonico Italiano), proposto all’interno del volume La città nuova italia –y-26 invito a Vema, curato da Franco Purini con Nicola Marzot e Livio Sacchi in occasione della 10° Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia del 2006, ospitata nel Padiglione Italiano e promossa dalla Direzione Generale per l’Architettura e l’Arte contemporanea del Ministero per i Beni e le attività culturali. Il DAI è una raccolta tematica di 154 voci generali ciascuna scritta da studiosi, architetti, intellettuali scelti sulla scena Italiana ai quali è stato chiesto di elaborare una specifica definizione. La voce IBRIDO è stata approfondita da R. Marina Tornatora. Il testo parte dall’origine etimologica per dimostrare come, parole che hanno tradizionalmente avuto una connotazione negativa, tendono nella cultura contemporanea sempre di più a categoria estetica. La crisi della dialettica degli opposti e il consolidarsi di una cultura della contaminazione tra tecniche, materiali e ambiti disciplinari derivano dalla caduta delle ideologie che hanno sostenuto la modernità. Il saggio intercetta le interferenze che questo scenario stabilisce con l’arte e l’architettura attraverso l’individuazione di esempi paradgmatici scelti dalla scala urbana sino a quella dell’oggetto. Viene messo in evidenza come il principio analogico fondante della trattatistica da Vitruvio, Leon Battista Alberti a Palladio, strutturata sulla storica alternanza tra organico e razionale, viene messa in crisi da una idea di ibridazione formale, funzionale e tipologica che deriva anche dalle sperimentazione nel campo della ricerca scientifica, tecnologica e informatica. Con sempre maggiore evidenza l’interazione tra umani e macchine, tra corpo e materia, tra tecnologie e uomo, trasforma l’idea di corpo e corporeità, comportando forti implicazioni nel campo dell’arte, del cinema e dell’architettura.

Ibrido, nel Dizionario del Catalogo del Padiglione Italiano alla 10. Mostra Internazionale D'Architettura

TORNATORA, Rosa Marina
2006

Abstract

Il linguaggio dell’architettura ha progressivamente subito un’evoluzione, mutando fortemente i propri termini. Sotto l’influenza della cultura globale molti vocaboli hanno trasformato il loro significato, mentre nuovi sono entrati a far parte del lessico architettonico. E’ emersa da parte della ricerca la necessità di un approfondimento di questo processo per precisare, razionalizzare e sistematizzare, ma anche chiarire i termini di riferimento del dibattito architettonico contemporaneo. Questo è l’obiettivo del DAI (Dizionario Architettonico Italiano), proposto all’interno del volume La città nuova italia –y-26 invito a Vema, curato da Franco Purini con Nicola Marzot e Livio Sacchi in occasione della 10° Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia del 2006, ospitata nel Padiglione Italiano e promossa dalla Direzione Generale per l’Architettura e l’Arte contemporanea del Ministero per i Beni e le attività culturali. Il DAI è una raccolta tematica di 154 voci generali ciascuna scritta da studiosi, architetti, intellettuali scelti sulla scena Italiana ai quali è stato chiesto di elaborare una specifica definizione. La voce IBRIDO è stata approfondita da R. Marina Tornatora. Il testo parte dall’origine etimologica per dimostrare come, parole che hanno tradizionalmente avuto una connotazione negativa, tendono nella cultura contemporanea sempre di più a categoria estetica. La crisi della dialettica degli opposti e il consolidarsi di una cultura della contaminazione tra tecniche, materiali e ambiti disciplinari derivano dalla caduta delle ideologie che hanno sostenuto la modernità. Il saggio intercetta le interferenze che questo scenario stabilisce con l’arte e l’architettura attraverso l’individuazione di esempi paradgmatici scelti dalla scala urbana sino a quella dell’oggetto. Viene messo in evidenza come il principio analogico fondante della trattatistica da Vitruvio, Leon Battista Alberti a Palladio, strutturata sulla storica alternanza tra organico e razionale, viene messa in crisi da una idea di ibridazione formale, funzionale e tipologica che deriva anche dalle sperimentazione nel campo della ricerca scientifica, tecnologica e informatica. Con sempre maggiore evidenza l’interazione tra umani e macchine, tra corpo e materia, tra tecnologie e uomo, trasforma l’idea di corpo e corporeità, comportando forti implicazioni nel campo dell’arte, del cinema e dell’architettura.
887794524-9
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12318/8787
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