Dalla sua inclusione nel trattato, nel 1997, lo sviluppo sostenibile è riconosciuto come una finalità principale dell’Unione Europea. L’adozione della strategia comunitaria per lo sviluppo sostenibile al Consiglio Europeo di Goteborg di giugno 2001 ha segnato una svolta, traducendo in una serie di obiettivi e interventi specifici l’esigenza di perseguire in modo equilibrato la crescita economica, i progressi sociali e la protezione dell’ambiente. La strategia ha il fine di promuove l’economia e la coesione sociale senza peggiorare la qualità dell’ambiente e, quindi, di conseguenza, gli obiettivi ambientali sono valutati considerando l’impatto economico e sociale, individuando soluzioni positive per l’economia, l’occupazione e l’ambiente. Ciò costituisce una differenza considerevole rispetto al modo in cui la politica ambientale era stata finora concepita e definita a livello comunitario. Il Sesto Programma Comunitario di Azione per l’Ambiente, che definisce l’orientamento ambientale dell’Unione Europea fino al 2012, costituisce lo strumento principale per conseguire le finalità ambientali della strategia per lo sviluppo sostenibile. Il Programma definisce obiettivi ambiziosi e spesso quantificati che evidenziano l’impegno ambientale a lungo termine dell’Unione e fornisce un riferimento per i soggetti pubblici e privati in Europa e nel resto del mondo. Sulla scena internazionale, il secondo Summit Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile - tenutosi a Johannesburg nel settembre 2002 - ha impresso un nuovo slancio alla dimensione mondiale dello sviluppo sostenibile dieci anni dopo il Summit di Rio de Janeiro. A livello nazionale, fino al 2001, soltanto alcuni Stati membri avevano messo a punto strategie per uno sviluppo sostenibile. Oggi tali strategie esistono in gran parte dell’Unione e nei paesi di adesione, in conformità con il termine del 2005 stabilito nel piano di attuazione di Johannesburg. Numerose autorità pubbliche in tutta Europa hanno elaborato Agende 21 locali e regionali, vale a dire regimi per uno sviluppo sostenibile a livello locale. Il settore privato mostra un crescente interesse per lo sviluppo sostenibile, in particolare mediante la definizione di strategie aziendali di responsabilità sociale e ambientale e altre iniziative volontarie, tra cui azioni specifiche per migliorare le prestazioni ambientali. Questi sviluppi indicano una crescente consapevolezza dell’interdipendenza fra gli obiettivi economici, sociali e ambientali e un impegno di lungo periodo nei confronti di politiche coerenti.

Agenda 21 Locale: Politiche e Strategie dell’Unione Europea

FORESTA, Sante
2004

Abstract

Dalla sua inclusione nel trattato, nel 1997, lo sviluppo sostenibile è riconosciuto come una finalità principale dell’Unione Europea. L’adozione della strategia comunitaria per lo sviluppo sostenibile al Consiglio Europeo di Goteborg di giugno 2001 ha segnato una svolta, traducendo in una serie di obiettivi e interventi specifici l’esigenza di perseguire in modo equilibrato la crescita economica, i progressi sociali e la protezione dell’ambiente. La strategia ha il fine di promuove l’economia e la coesione sociale senza peggiorare la qualità dell’ambiente e, quindi, di conseguenza, gli obiettivi ambientali sono valutati considerando l’impatto economico e sociale, individuando soluzioni positive per l’economia, l’occupazione e l’ambiente. Ciò costituisce una differenza considerevole rispetto al modo in cui la politica ambientale era stata finora concepita e definita a livello comunitario. Il Sesto Programma Comunitario di Azione per l’Ambiente, che definisce l’orientamento ambientale dell’Unione Europea fino al 2012, costituisce lo strumento principale per conseguire le finalità ambientali della strategia per lo sviluppo sostenibile. Il Programma definisce obiettivi ambiziosi e spesso quantificati che evidenziano l’impegno ambientale a lungo termine dell’Unione e fornisce un riferimento per i soggetti pubblici e privati in Europa e nel resto del mondo. Sulla scena internazionale, il secondo Summit Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile - tenutosi a Johannesburg nel settembre 2002 - ha impresso un nuovo slancio alla dimensione mondiale dello sviluppo sostenibile dieci anni dopo il Summit di Rio de Janeiro. A livello nazionale, fino al 2001, soltanto alcuni Stati membri avevano messo a punto strategie per uno sviluppo sostenibile. Oggi tali strategie esistono in gran parte dell’Unione e nei paesi di adesione, in conformità con il termine del 2005 stabilito nel piano di attuazione di Johannesburg. Numerose autorità pubbliche in tutta Europa hanno elaborato Agende 21 locali e regionali, vale a dire regimi per uno sviluppo sostenibile a livello locale. Il settore privato mostra un crescente interesse per lo sviluppo sostenibile, in particolare mediante la definizione di strategie aziendali di responsabilità sociale e ambientale e altre iniziative volontarie, tra cui azioni specifiche per migliorare le prestazioni ambientali. Questi sviluppi indicano una crescente consapevolezza dell’interdipendenza fra gli obiettivi economici, sociali e ambientali e un impegno di lungo periodo nei confronti di politiche coerenti.
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