La ricerca in esame ha come primo obiettivo quello di dimostrare che, a qualunque latitudine ci si muova, l’interesse dell’uomo per il concetto di spazio esistenziale deriva principalmente dalla necessità di interpretare l’habitat nel quale vive. Ne consegue, per l’architetto, che spiegare le dinamiche dell’ambiente rilevato consente di conferire significato e ordine agli avvenimenti e alle azioni che lo hanno generato. A questo scopo il confronto tra due spazi di mercato, la piazza Alonso di Benedetto (la piazza del pesce di Catania) e le Souk d’Artisanats (oggi spazio di mercato per turisti a Medenine), suggerisce una comparazione tra due diverse identità sociali legate la prima alla cultura occidentale e la seconda a quella islamica. Tali differenze si riflettono anche nelle strutture urbane e, di conseguenza, nel rapporto formale che esiste tra i loro interni – ovvero i campi dinamici – e i corrispondenti margini architettonici. Due rilevi a confronto, due casi particolari, due esempi significativi. Entrambi gli spazi, ad una prima lettura, si presentano in tono minore. Ma una ricerca più approfondita ne evidenzia alcuni aspetti interessanti. Dal nostro punto di vista le apparenti incongruenza a la marginalità (topologica più che funzionale) che li contraddistingue, mettono in luce alcuni dei carattere culturali propri delle comunità di appartenenza. La loro analisi, per questi motivi, appare utile a sostenere le tesi di partenza. Entrambe, ognuna con le proprie specificità, esprimono una precisa area culturale di appartenenza che emerge, in entrambi i casi, non tanto nel rapporto che il vuoto urbano esprime con il proprio contesto, quanto nell’organizzazione formale e compositiva delle fronti architettoniche. Due mercati, due culture, due rilievi, due geometrie. La piazza Alonso di Benedetto è figlia di un’idea cartesiana di spazio. È il frutto di una metodologia di progettazione che assembla primitive geometriche in figure complesse attraverso i metodi della composizione classica. Le Souk d’Artisanats, a differenza del primo rilievo, esprime un’idea topologica dello spazio. Sono in particolare le pareti delle ghorfa a suggerirne l’appartenenza. Come abbiamo gia affermato le fronti interne dell’edificio restituiscono variazioni di luci e di ombre determinate dai continui movimenti prodotti da ogni singola porzione di muro che avanza, si ritrae, si curva e si flette. La prima ci descrive un approccio concettuale legato alla cultura del progetto; la seconda, più spontanea, ne riflette la tradizione artigianale legata più a necessità funzionali che a paradigmi precostituiti di composizione formale.

Lo spazio del mercato da Catania a Medenine. Due esperienze di rilievo

URSO, Agostino
2006

Abstract

La ricerca in esame ha come primo obiettivo quello di dimostrare che, a qualunque latitudine ci si muova, l’interesse dell’uomo per il concetto di spazio esistenziale deriva principalmente dalla necessità di interpretare l’habitat nel quale vive. Ne consegue, per l’architetto, che spiegare le dinamiche dell’ambiente rilevato consente di conferire significato e ordine agli avvenimenti e alle azioni che lo hanno generato. A questo scopo il confronto tra due spazi di mercato, la piazza Alonso di Benedetto (la piazza del pesce di Catania) e le Souk d’Artisanats (oggi spazio di mercato per turisti a Medenine), suggerisce una comparazione tra due diverse identità sociali legate la prima alla cultura occidentale e la seconda a quella islamica. Tali differenze si riflettono anche nelle strutture urbane e, di conseguenza, nel rapporto formale che esiste tra i loro interni – ovvero i campi dinamici – e i corrispondenti margini architettonici. Due rilevi a confronto, due casi particolari, due esempi significativi. Entrambi gli spazi, ad una prima lettura, si presentano in tono minore. Ma una ricerca più approfondita ne evidenzia alcuni aspetti interessanti. Dal nostro punto di vista le apparenti incongruenza a la marginalità (topologica più che funzionale) che li contraddistingue, mettono in luce alcuni dei carattere culturali propri delle comunità di appartenenza. La loro analisi, per questi motivi, appare utile a sostenere le tesi di partenza. Entrambe, ognuna con le proprie specificità, esprimono una precisa area culturale di appartenenza che emerge, in entrambi i casi, non tanto nel rapporto che il vuoto urbano esprime con il proprio contesto, quanto nell’organizzazione formale e compositiva delle fronti architettoniche. Due mercati, due culture, due rilievi, due geometrie. La piazza Alonso di Benedetto è figlia di un’idea cartesiana di spazio. È il frutto di una metodologia di progettazione che assembla primitive geometriche in figure complesse attraverso i metodi della composizione classica. Le Souk d’Artisanats, a differenza del primo rilievo, esprime un’idea topologica dello spazio. Sono in particolare le pareti delle ghorfa a suggerirne l’appartenenza. Come abbiamo gia affermato le fronti interne dell’edificio restituiscono variazioni di luci e di ombre determinate dai continui movimenti prodotti da ogni singola porzione di muro che avanza, si ritrae, si curva e si flette. La prima ci descrive un approccio concettuale legato alla cultura del progetto; la seconda, più spontanea, ne riflette la tradizione artigianale legata più a necessità funzionali che a paradigmi precostituiti di composizione formale.
88-7890-721-9
Mercato; Medenine; Catania; Cultura del progetto; Arte del costruire
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12318/9055
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