Abstract I diversi significati che si attribuiscono al paesaggio ne disegnano i confini tra la soggettività interpretativa e l’oggettività scientifica. La connotazione antropologica del paesaggio dove ogni cultura vi vede i propri simboli riconosciuti attraverso propri codici interpretativi, si completa, non contrapponendosi all’analisi scientifica. Per comprendere il paesaggio, come insieme di segni, occorre una considerazione totale della cultura umana e dei suoi rapporti con il mondo naturale, dove la presenza dell’uomo è inscindibilmente connessa al significato stesso del paesaggio come sistema di segni. E le immagini del mondo hanno una dimensione mitica, storica e una dimensione geografica spaziale, essendo però le dimensioni di un’unica indissociabile realtà, rappresentano le forme dell’umanizzazione della natura. Non vi è paesaggio senza l’uomo che lo interpreti, talvolta realizzi e soprattutto conosca. Senza nulla togliere alla spontaneità del piacere percettivo, l’innesto di un rapporto conoscitivo fa del paesaggio un fatto culturale che va oltre la concreta annessione della natura al mondo dell’uomo attraverso l’antropizzazione, per divenire assunzione di fatti naturali negli schemi concettuali. Se la cultura è organizzazione complessiva delle forme di umanizzazione della natura, col suo carico di segni ogni paesaggio sottintende un insieme di relazioni che legano l’uomo alla natura, all’ambiente e alla società in cui vive. La storia del paesaggio è storia di trasformazioni dagli scenari naturali a quelli che denotano la presenza dell’uomo, in un insieme di valori che fanno del paesaggio, e in particolare del paesaggio italiano, parte integrante del patrimonio del paese. Le modalità di trasformazione sono state diverse nel corso della storia e il paesaggio ne registra più o meno estesamente il succedersi, così che appare attimo di un divenire di infiniti momenti, al tempo stesso concrezione di memorie. L’impronta più evidente e più forte di questo dialogo è stata quella della costruzione del paesaggio agrario, che ha posto in relazione gli ambienti naturali con una trama, più o meno estesa, di campi, terrazzamenti, canali, strade, dimore, a loro volta punteggiati da centri abitati. Sebbene profondamente umanizzato il paesaggio del nostro paese conserva ancora un immenso patrimonio di natura, sia nei residui ambiti ancora intatti, sia nel paesaggio ormai deruralizzato delle aree montane o collinari, sia diffusa nel territorio rurale stesso, di cui si conservano lembi significativi che proprio da questa loro rarefazione traggono valore, e ancora nelle marine e nei centri montani. Negli ultimi anni sono state sviluppate numerose tecniche di valutazione del paesaggio, esse formano uno spettro ampio ai cui estremi stanno quelle basate sulla valutazione soggettiva della qualità del paesaggio da parte di individui e gruppi e dall’altra tecniche che invece utilizzano gli attributi fisici del paesaggio per surrogare la percezione individuale. In particolare possono essere distinti diversi modelli: ecologici, estetico-formali, psicofisici, psicologici e fenomenologici.

Il paesaggio e l’intervento umano: una lunga storia di possibile convivenza

AMADIO GUIDI, Vittorio
2004

Abstract

Abstract I diversi significati che si attribuiscono al paesaggio ne disegnano i confini tra la soggettività interpretativa e l’oggettività scientifica. La connotazione antropologica del paesaggio dove ogni cultura vi vede i propri simboli riconosciuti attraverso propri codici interpretativi, si completa, non contrapponendosi all’analisi scientifica. Per comprendere il paesaggio, come insieme di segni, occorre una considerazione totale della cultura umana e dei suoi rapporti con il mondo naturale, dove la presenza dell’uomo è inscindibilmente connessa al significato stesso del paesaggio come sistema di segni. E le immagini del mondo hanno una dimensione mitica, storica e una dimensione geografica spaziale, essendo però le dimensioni di un’unica indissociabile realtà, rappresentano le forme dell’umanizzazione della natura. Non vi è paesaggio senza l’uomo che lo interpreti, talvolta realizzi e soprattutto conosca. Senza nulla togliere alla spontaneità del piacere percettivo, l’innesto di un rapporto conoscitivo fa del paesaggio un fatto culturale che va oltre la concreta annessione della natura al mondo dell’uomo attraverso l’antropizzazione, per divenire assunzione di fatti naturali negli schemi concettuali. Se la cultura è organizzazione complessiva delle forme di umanizzazione della natura, col suo carico di segni ogni paesaggio sottintende un insieme di relazioni che legano l’uomo alla natura, all’ambiente e alla società in cui vive. La storia del paesaggio è storia di trasformazioni dagli scenari naturali a quelli che denotano la presenza dell’uomo, in un insieme di valori che fanno del paesaggio, e in particolare del paesaggio italiano, parte integrante del patrimonio del paese. Le modalità di trasformazione sono state diverse nel corso della storia e il paesaggio ne registra più o meno estesamente il succedersi, così che appare attimo di un divenire di infiniti momenti, al tempo stesso concrezione di memorie. L’impronta più evidente e più forte di questo dialogo è stata quella della costruzione del paesaggio agrario, che ha posto in relazione gli ambienti naturali con una trama, più o meno estesa, di campi, terrazzamenti, canali, strade, dimore, a loro volta punteggiati da centri abitati. Sebbene profondamente umanizzato il paesaggio del nostro paese conserva ancora un immenso patrimonio di natura, sia nei residui ambiti ancora intatti, sia nel paesaggio ormai deruralizzato delle aree montane o collinari, sia diffusa nel territorio rurale stesso, di cui si conservano lembi significativi che proprio da questa loro rarefazione traggono valore, e ancora nelle marine e nei centri montani. Negli ultimi anni sono state sviluppate numerose tecniche di valutazione del paesaggio, esse formano uno spettro ampio ai cui estremi stanno quelle basate sulla valutazione soggettiva della qualità del paesaggio da parte di individui e gruppi e dall’altra tecniche che invece utilizzano gli attributi fisici del paesaggio per surrogare la percezione individuale. In particolare possono essere distinti diversi modelli: ecologici, estetico-formali, psicofisici, psicologici e fenomenologici.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12318/9803
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