I rischi globali e locali (emergenza pandemica, crisi climatica, scarsità di risorse, emergenza migratoria, indebolimento del capitale sociale, ecc.) rendono urgente individuare approcci operativi che valorizzino la reattività dei paesaggi urbani alle perturbazioni, per accelerare il cambiamento verso una crescita sostenibile e resiliente a livello locale, regionale e globale e per invertire un sistema economico particolarmente subordinato a logiche di mercato, caratterizzato da dinamiche di sfruttamento consumistiche, non più sostenibili. L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, ideata e promossa dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per il prossimo futuro, è specificamente indirizzata verso i 17 obiettivi strategici (Sustainable Development Goals-SDGs. Report ONU, 2016), definiti dall’ONU come strategia “per ottenere un futuro migliore e più sostenibile per tutti”. In particolare, l’obiettivo numero 11 evidenzia la necessità di “rafforzare l’urbanizzazione inclusiva e sostenibile e la capacità di pianificazione e gestione partecipativa, integrata e sostenibile degli insediamenti umani in tutti i paesi” (11.3), “[…] rafforzare gli sforzi per proteggere e salvaguardare il patrimonio culturale e naturale mondiale” (11.4), “[…] aumentare il numero di città e insediamenti umani che adottano e attuano politiche e piani integrati per l’inclusione, l’efficienza delle risorse, la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, la resilienza ai disastri e attuare uno sviluppo in linea con il Sendai Framework for Disaster Risk Reduction 2015-2030. Nel corso degli ultimi decenni, riprendendo il concetto di Paesaggio Storico Urbano (Historic Urban Landscape) e secondo l’ottica della Convenzione Europea del Paesaggio (Consiglio d’Europa, 2000) è stato acquisito il principio che il paesaggio rappresenti un sistema culturale complesso, dinamico in continua evoluzione, il cui confine non è tracciabile o definibile. Tale interpretazione suggerisce una lettura del paesaggio fondata sia sulla ricostruzione delle relazioni tra persone, comunità e paesaggio e getta le basi per la costruzione di un ‘ambiente creativo’, sia sulle relazioni tra risorse tangibili (infrastrutture fisiche e servizi) e immateriali (reti culturali e sociali), considerando contemporaneamente e in maniera sinergica, tutti gli effetti delle trasformazioni alle diverse scale. L’Historic Urban Landscape (HUL), definito dall’UNESCO nel 2011, come una stratificazione storica di valori sociali, culturali ed economici”, suggerisce la ricerca di combinazioni ‘creative’ di diverse forme di paesaggio per attivare nuove dinamiche urbane, per città più sostenibili, inclusive, sicure e resilienti. L’evidenza empirica ha messo in luce come un paesaggio povero e degradato determini una perdita di attrattività economica, sociale/culturale, turistica. La qualità del paesaggio è stata spesso considerata come una precondizione per la rigenerazione urbana e territoriale, in grado di fornire diversi benefici (non solo economici). ECONOMIA CIRCOLARE E PENSIERO RESILIENTE: SFIDE E OPPORTUNITÀ PER LA RIGENERAZIONE DEL PAESAGGIO STORICO URBANO Editoriale Francesco Calabrò, Lucia Della Spina Responsabili scientifici LaborEst francesco.calabro@unirc.it; lucia.dellaspina@unirc.it EDITORIAL Circular Economy and Resilient Thought: Challenges and Opportunities for Regeneration of Historical Urban Landscape 4 Questa unicità del paesaggio può diventare un catalizzatore di attività produttive, soprattutto creative/innovative, se realizzata secondo un’attenta governance. La qualità del paesaggio, intesa come bellezza dei sistemi sia naturali che antropizzati, è un elemento comune nelle politiche di sviluppo locale di molte piccole e medie città italiane ed europee. Tuttavia, il contributo di questa “bellezza” allo sviluppo sostenibile è spesso ostacolato dallo stato di abbandono e degrado del paesaggio, dalle variazioni incontrollate della densità e della crescita urbana, dalla mancanza di investimenti nella ristrutturazione e manutenzione degli edifici e dalla mancanza di competenze spesso emigrate. Questa condizione, inoltre, mina la percezione dei luoghi e dei valori che le comunità le attribuivano. Al fine di preservare “la qualità dell’ambiente umano, valorizzando l’uso produttivo e sostenibile degli spazi urbani, riconoscendone il carattere dinamico e promuovendo la diversità sociale e funzionale” (punto 11), le Raccomandazioni dell’UNESCO chiedono ai diversi attori di sostenere le comunità nella loro domanda di sviluppo e cambiamento, contribuendo nel contempo a preservare le caratteristiche e i valori legati alla loro storia, memoria collettiva e ambiente. In particolare, accademici, istituzioni universitarie, centri di ricerca sono incoraggiati a sviluppare aspetti del HUL “per documentare lo stato delle aree urbane e la loro evoluzione, per facilitare la valutazione delle proposte di cambiamento, e per migliorare le capacità e le procedure protettive e gestionali” (punto 26). In relazione ai requisiti delle Raccomandazioni UNESCO, occorre individuare le relazioni tra i concetti di Circolarità, Produttività e Resilienza come una efficace chiave di lettura dei fenomeni che si verificano nell’HUL per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 per città inclusive, sicure, resilienti e sostenibili. Un modello di città circolare può essere interpretato come un processo a lungo termine di coerente coevoluzione tra l’uomo e il suo ambiente di vita, i cui valori devono essere riscoperti e rigenerati. Tale modello complesso applicato all’HUL, quale strumento utile per massimizzare il valore degli insediamenti e attivare sinergie sociali, economiche e ambientali, richiede approcci valutativi multi-metodologici, in cui le diverse caratteristiche del paesaggio sono indagate non solo da un punto di vista oggettivo, ma anche da come le persone in modo soggettivo percepiscono e valutano l’ambiente circostante. Nello sviluppo sostenibile del paesaggio site specific, secondo gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs), gli approcci bottom-up e i processi decisionali collaborativi sono di fondamentale importanza. In tali contesti, le comunità locali sono chiamate a dare un contributo significativo nella gestione delle risorse, per la promozione dello sviluppo basato sul luogo. Sulla base di questo modello teorico, la ricerca scientifica è chiamata a interpretare e rigenerare il paesaggio al fine di proporre nuovi strumenti per descriverne la natura sistemica e complessa, affidando valore produttivo al complesso sistema di risorse generate dal paesaggio, al fine di promuovere e valutare azioni per rendere l’organizzazione del sistema più efficiente e meno dispendioso attraverso processi di circolarità. Questa ‘sfida’, non più rimandabile, in particolar modo per i cosiddetti territori ‘fragili’, necessita l’attivazione di processi e relazioni circolari per aumentarne la produttività, ricostruirne l’attrattiva, e quindi stimolare lavoro e sviluppo in questi territori. Un territorio competitivo, sia urbano che rurale, richiede la presenza di un capitale umano, culturale e sociale di successo, non solo per innescare la domanda dei suoi ‘prodotti’, ma anche per offrire un ambiente imprenditoriale di successo, opportunità di lavoro, ricchezza e benessere ai suoi cittadini. La salute degli ecosistemi in generale e quindi il “benessere” delle comunità stanziali dipende dalla resilienza sociale ed ecologica dei sistemi urbani e, più in generale, dalla resilienza del paesaggio urbano nel reagire prontamente ai fenomeni di degrado, spopolamento/invecchiamento, nella prospettiva di ricostruire l’economia locale e quindi nell’ottica di una maggiore attrattività e stimolo della domanda. Un’altra sfida non meno importante è la cooperazione orizzontale spesso mancante tra i comuni. Le strategie e le attività spesso rimangono locali, non sfruttando l’opportunità di promuovere l’economia circolare su scala regionale più ampia. Ciò comporta un ruolo determinante per la programmazione delle politiche di pianificazione attuativa nei singoli territori, poiché da queste deriva la capacità di produrre nuovi valori attraverso la combinazione di componenti materiali e intangibili che possono garantire a questi territori una maggiore attrattività, competitività e qualità della vita sul mercato globale, per riuscire e ripartire dalla crisi scatenata dalla pandemia del Coronavirus e essere pronti a utilizzare le risorse destinate dal Governo italiano nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), in particolare per la “transizione ecologica”.

ECONOMIA CIRCOLARE E PENSIERO RESILIENTE: SFIDE E OPPORTUNITÀ PER LA RIGENERAZIONE DEL PAESAGGIO STORICO URBANO

F. Calabro';L. Della Spina
2021

Abstract

I rischi globali e locali (emergenza pandemica, crisi climatica, scarsità di risorse, emergenza migratoria, indebolimento del capitale sociale, ecc.) rendono urgente individuare approcci operativi che valorizzino la reattività dei paesaggi urbani alle perturbazioni, per accelerare il cambiamento verso una crescita sostenibile e resiliente a livello locale, regionale e globale e per invertire un sistema economico particolarmente subordinato a logiche di mercato, caratterizzato da dinamiche di sfruttamento consumistiche, non più sostenibili. L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, ideata e promossa dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per il prossimo futuro, è specificamente indirizzata verso i 17 obiettivi strategici (Sustainable Development Goals-SDGs. Report ONU, 2016), definiti dall’ONU come strategia “per ottenere un futuro migliore e più sostenibile per tutti”. In particolare, l’obiettivo numero 11 evidenzia la necessità di “rafforzare l’urbanizzazione inclusiva e sostenibile e la capacità di pianificazione e gestione partecipativa, integrata e sostenibile degli insediamenti umani in tutti i paesi” (11.3), “[…] rafforzare gli sforzi per proteggere e salvaguardare il patrimonio culturale e naturale mondiale” (11.4), “[…] aumentare il numero di città e insediamenti umani che adottano e attuano politiche e piani integrati per l’inclusione, l’efficienza delle risorse, la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, la resilienza ai disastri e attuare uno sviluppo in linea con il Sendai Framework for Disaster Risk Reduction 2015-2030. Nel corso degli ultimi decenni, riprendendo il concetto di Paesaggio Storico Urbano (Historic Urban Landscape) e secondo l’ottica della Convenzione Europea del Paesaggio (Consiglio d’Europa, 2000) è stato acquisito il principio che il paesaggio rappresenti un sistema culturale complesso, dinamico in continua evoluzione, il cui confine non è tracciabile o definibile. Tale interpretazione suggerisce una lettura del paesaggio fondata sia sulla ricostruzione delle relazioni tra persone, comunità e paesaggio e getta le basi per la costruzione di un ‘ambiente creativo’, sia sulle relazioni tra risorse tangibili (infrastrutture fisiche e servizi) e immateriali (reti culturali e sociali), considerando contemporaneamente e in maniera sinergica, tutti gli effetti delle trasformazioni alle diverse scale. L’Historic Urban Landscape (HUL), definito dall’UNESCO nel 2011, come una stratificazione storica di valori sociali, culturali ed economici”, suggerisce la ricerca di combinazioni ‘creative’ di diverse forme di paesaggio per attivare nuove dinamiche urbane, per città più sostenibili, inclusive, sicure e resilienti. L’evidenza empirica ha messo in luce come un paesaggio povero e degradato determini una perdita di attrattività economica, sociale/culturale, turistica. La qualità del paesaggio è stata spesso considerata come una precondizione per la rigenerazione urbana e territoriale, in grado di fornire diversi benefici (non solo economici). ECONOMIA CIRCOLARE E PENSIERO RESILIENTE: SFIDE E OPPORTUNITÀ PER LA RIGENERAZIONE DEL PAESAGGIO STORICO URBANO Editoriale Francesco Calabrò, Lucia Della Spina Responsabili scientifici LaborEst francesco.calabro@unirc.it; lucia.dellaspina@unirc.it EDITORIAL Circular Economy and Resilient Thought: Challenges and Opportunities for Regeneration of Historical Urban Landscape 4 Questa unicità del paesaggio può diventare un catalizzatore di attività produttive, soprattutto creative/innovative, se realizzata secondo un’attenta governance. La qualità del paesaggio, intesa come bellezza dei sistemi sia naturali che antropizzati, è un elemento comune nelle politiche di sviluppo locale di molte piccole e medie città italiane ed europee. Tuttavia, il contributo di questa “bellezza” allo sviluppo sostenibile è spesso ostacolato dallo stato di abbandono e degrado del paesaggio, dalle variazioni incontrollate della densità e della crescita urbana, dalla mancanza di investimenti nella ristrutturazione e manutenzione degli edifici e dalla mancanza di competenze spesso emigrate. Questa condizione, inoltre, mina la percezione dei luoghi e dei valori che le comunità le attribuivano. Al fine di preservare “la qualità dell’ambiente umano, valorizzando l’uso produttivo e sostenibile degli spazi urbani, riconoscendone il carattere dinamico e promuovendo la diversità sociale e funzionale” (punto 11), le Raccomandazioni dell’UNESCO chiedono ai diversi attori di sostenere le comunità nella loro domanda di sviluppo e cambiamento, contribuendo nel contempo a preservare le caratteristiche e i valori legati alla loro storia, memoria collettiva e ambiente. In particolare, accademici, istituzioni universitarie, centri di ricerca sono incoraggiati a sviluppare aspetti del HUL “per documentare lo stato delle aree urbane e la loro evoluzione, per facilitare la valutazione delle proposte di cambiamento, e per migliorare le capacità e le procedure protettive e gestionali” (punto 26). In relazione ai requisiti delle Raccomandazioni UNESCO, occorre individuare le relazioni tra i concetti di Circolarità, Produttività e Resilienza come una efficace chiave di lettura dei fenomeni che si verificano nell’HUL per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 per città inclusive, sicure, resilienti e sostenibili. Un modello di città circolare può essere interpretato come un processo a lungo termine di coerente coevoluzione tra l’uomo e il suo ambiente di vita, i cui valori devono essere riscoperti e rigenerati. Tale modello complesso applicato all’HUL, quale strumento utile per massimizzare il valore degli insediamenti e attivare sinergie sociali, economiche e ambientali, richiede approcci valutativi multi-metodologici, in cui le diverse caratteristiche del paesaggio sono indagate non solo da un punto di vista oggettivo, ma anche da come le persone in modo soggettivo percepiscono e valutano l’ambiente circostante. Nello sviluppo sostenibile del paesaggio site specific, secondo gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs), gli approcci bottom-up e i processi decisionali collaborativi sono di fondamentale importanza. In tali contesti, le comunità locali sono chiamate a dare un contributo significativo nella gestione delle risorse, per la promozione dello sviluppo basato sul luogo. Sulla base di questo modello teorico, la ricerca scientifica è chiamata a interpretare e rigenerare il paesaggio al fine di proporre nuovi strumenti per descriverne la natura sistemica e complessa, affidando valore produttivo al complesso sistema di risorse generate dal paesaggio, al fine di promuovere e valutare azioni per rendere l’organizzazione del sistema più efficiente e meno dispendioso attraverso processi di circolarità. Questa ‘sfida’, non più rimandabile, in particolar modo per i cosiddetti territori ‘fragili’, necessita l’attivazione di processi e relazioni circolari per aumentarne la produttività, ricostruirne l’attrattiva, e quindi stimolare lavoro e sviluppo in questi territori. Un territorio competitivo, sia urbano che rurale, richiede la presenza di un capitale umano, culturale e sociale di successo, non solo per innescare la domanda dei suoi ‘prodotti’, ma anche per offrire un ambiente imprenditoriale di successo, opportunità di lavoro, ricchezza e benessere ai suoi cittadini. La salute degli ecosistemi in generale e quindi il “benessere” delle comunità stanziali dipende dalla resilienza sociale ed ecologica dei sistemi urbani e, più in generale, dalla resilienza del paesaggio urbano nel reagire prontamente ai fenomeni di degrado, spopolamento/invecchiamento, nella prospettiva di ricostruire l’economia locale e quindi nell’ottica di una maggiore attrattività e stimolo della domanda. Un’altra sfida non meno importante è la cooperazione orizzontale spesso mancante tra i comuni. Le strategie e le attività spesso rimangono locali, non sfruttando l’opportunità di promuovere l’economia circolare su scala regionale più ampia. Ciò comporta un ruolo determinante per la programmazione delle politiche di pianificazione attuativa nei singoli territori, poiché da queste deriva la capacità di produrre nuovi valori attraverso la combinazione di componenti materiali e intangibili che possono garantire a questi territori una maggiore attrattività, competitività e qualità della vita sul mercato globale, per riuscire e ripartire dalla crisi scatenata dalla pandemia del Coronavirus e essere pronti a utilizzare le risorse destinate dal Governo italiano nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), in particolare per la “transizione ecologica”.
RIGENERAZIONE PAESAGGIO STORICO URBANO
ECONOMIA CIRCOLARE
PAESAGGI RESILIENTI
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