In May, 1725, in accordance with his colleague, Charles François Poerson, Nicolas Vleughels, co-director of the Académie de France in Rome, asked the Duke d’Antin, surintendant des bâtimens du roi at Versailles, to confer on the royal architect of Turin, Filippo Juvarra, the responsibility to mentor the young French architecture pensionnaires, in the anticipation that Juvarra would imminently return to Rome. This unprecedented request reflected the explicit recognition by the French directors of Juvarra as “the most able man that there is in Italy”, and, at the same time, reflected the full faith they placed in Juvarra’s capacity to treat with the international context of the institution. In truth, Juvarra’s didactic experience for the pensionnaires had begun already in 1709, at the time of his entry to the court of Cardinal Pietro Ottoboni, Protector to the French Crown at the Papal Court, and had continued even after Juvarra moved to Turin in 1714, to serve at the court of Victor Emmanuel II.This essay charts, for the first time, in an organic manner, the relations between Juvarra and the Académie de France, the directors of the institution, Poerson and Vleughels, and the pensionnaires, offering an original analysis of the particolar fascination exercised by French architectural and artistic culture on the creative universe of Juvarra.

Nel maggio 1725 il pittore Nicolas Vleughels, co-direttore dell’Académie de France à Rome, in accordo con il collega Charles François Poerson, chiese al duca d’Antin, surintendant des bâtimens du roi, a Versailles, di potere conferire a Filippo Juvarra, regio architetto a Torino, l’incarico di referente dei giovani pensionnaires architetti, nell’eventualità ‒ ritenuta imminente ‒ di un suo definitivo ritorno a Roma. Questa inedita richiesta rifletteva l’esplicito riconoscimento di Juvarra come «il più abile uomo che vi sia in tutta l’Italia» e, allo stesso tempo, la piena fiducia riposta nella sua capacità di relazionarsi con il contesto internazionale dell’istituzione. In realtà l’esperienza didattica di Juvarra a favore dei pensionnaires era iniziata già dal 1709, in coincidenza con il suo ingresso alla corte del cardinale Pietro Ottoboni, protettore della corona di Francia, ed era proseguita anche dopo il trasferimento a Torino al servizio di Vittorio Amedeo II, nel 1714. Questo saggio ripercorre per la prima volta in forma organica le relazioni di Juvarra con l’Académie de France, i suoi direttori Poerson e Vleughles e i suoi pensionnaires offrendo un inedito punto di vista sulla particolare fascinazione esercitata dalla cultura artistica e architettonica francese sull’universo creativo dell’architetto messinese.

Filippo Juvarra e l’Académie de France à Rome

MANFREDI, Tommaso
2018

Abstract

Nel maggio 1725 il pittore Nicolas Vleughels, co-direttore dell’Académie de France à Rome, in accordo con il collega Charles François Poerson, chiese al duca d’Antin, surintendant des bâtimens du roi, a Versailles, di potere conferire a Filippo Juvarra, regio architetto a Torino, l’incarico di referente dei giovani pensionnaires architetti, nell’eventualità ‒ ritenuta imminente ‒ di un suo definitivo ritorno a Roma. Questa inedita richiesta rifletteva l’esplicito riconoscimento di Juvarra come «il più abile uomo che vi sia in tutta l’Italia» e, allo stesso tempo, la piena fiducia riposta nella sua capacità di relazionarsi con il contesto internazionale dell’istituzione. In realtà l’esperienza didattica di Juvarra a favore dei pensionnaires era iniziata già dal 1709, in coincidenza con il suo ingresso alla corte del cardinale Pietro Ottoboni, protettore della corona di Francia, ed era proseguita anche dopo il trasferimento a Torino al servizio di Vittorio Amedeo II, nel 1714. Questo saggio ripercorre per la prima volta in forma organica le relazioni di Juvarra con l’Académie de France, i suoi direttori Poerson e Vleughles e i suoi pensionnaires offrendo un inedito punto di vista sulla particolare fascinazione esercitata dalla cultura artistica e architettonica francese sull’universo creativo dell’architetto messinese.
In May, 1725, in accordance with his colleague, Charles François Poerson, Nicolas Vleughels, co-director of the Académie de France in Rome, asked the Duke d’Antin, surintendant des bâtimens du roi at Versailles, to confer on the royal architect of Turin, Filippo Juvarra, the responsibility to mentor the young French architecture pensionnaires, in the anticipation that Juvarra would imminently return to Rome. This unprecedented request reflected the explicit recognition by the French directors of Juvarra as “the most able man that there is in Italy”, and, at the same time, reflected the full faith they placed in Juvarra’s capacity to treat with the international context of the institution. In truth, Juvarra’s didactic experience for the pensionnaires had begun already in 1709, at the time of his entry to the court of Cardinal Pietro Ottoboni, Protector to the French Crown at the Papal Court, and had continued even after Juvarra moved to Turin in 1714, to serve at the court of Victor Emmanuel II.This essay charts, for the first time, in an organic manner, the relations between Juvarra and the Académie de France, the directors of the institution, Poerson and Vleughels, and the pensionnaires, offering an original analysis of the particolar fascination exercised by French architectural and artistic culture on the creative universe of Juvarra.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12318/1257
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