La relazione esamina i rapporti tra il CSM e gli altri poteri dello Stato attraverso l'esame delle decisioni sui conflitti interorganici in cui il Consiglio è stato coinvolto, sia quale parte attiva sia quale parte passiva. L'analisi della giurisprudenza conferma che la novità costituita dall'attribuzione al Consiglio di un ruolo inedito, quello di garanzia dell'autonomia ed indipendenza della magistratura, nonchè dell'efficienza del "servizio giustizia", ha influito non poco sulla difficoltà, da parte della dottrina, nella individuazione della collocazione dell'organo nel sistema. Difficoltà in parte accentuate dalla originaria formulazione della legge istitutiva dell'organo (l. n. 195/1958), che -sino alla sent. cost. n. 168/1963 - subordinava alla previa richiesta del Ministro della giustizia le decisioni relative allo status giuridico dei magistrati. In questa luce, la relazione - oltre a evidenziare la peculiarità dei rapporti tra il Consiglio e il Presidente della Repubblica, entrambi garanti della Costituzione, sia pure a titolo diverso - ritiene non condivisibile la tesi che distingue tra attribuzioni "tipiche" e "atipiche" del Consiglio. Tutte le varie funzioni del Consiglio, ad esso assegnate dalla Costituzione, dalla legge o consolidatesi nella prassi (consultive, paranormative, di "amministrazione della giurisdizione" e disciplinari) possono infatti ricondursi al suo ruolo di garante del dover essere costituzionalmente imposto alla magistratura (con speciale riferimento, ovviamente, a quella ordinaria), quale ordine costruito sull'indipendenza interna ed esterna dei propri componenti, da considerarsi quali valori guida imprescindibili per le scelte legislative volte ad assicurare il buon andamento della giustizia.

Il Consiglio superiore della magistratura e gli altri poteri dello Stato: un’indagine attraverso la giurisprudenza costituzionale

SALAZAR, Carmela Maria Giustina
2007

Abstract

La relazione esamina i rapporti tra il CSM e gli altri poteri dello Stato attraverso l'esame delle decisioni sui conflitti interorganici in cui il Consiglio è stato coinvolto, sia quale parte attiva sia quale parte passiva. L'analisi della giurisprudenza conferma che la novità costituita dall'attribuzione al Consiglio di un ruolo inedito, quello di garanzia dell'autonomia ed indipendenza della magistratura, nonchè dell'efficienza del "servizio giustizia", ha influito non poco sulla difficoltà, da parte della dottrina, nella individuazione della collocazione dell'organo nel sistema. Difficoltà in parte accentuate dalla originaria formulazione della legge istitutiva dell'organo (l. n. 195/1958), che -sino alla sent. cost. n. 168/1963 - subordinava alla previa richiesta del Ministro della giustizia le decisioni relative allo status giuridico dei magistrati. In questa luce, la relazione - oltre a evidenziare la peculiarità dei rapporti tra il Consiglio e il Presidente della Repubblica, entrambi garanti della Costituzione, sia pure a titolo diverso - ritiene non condivisibile la tesi che distingue tra attribuzioni "tipiche" e "atipiche" del Consiglio. Tutte le varie funzioni del Consiglio, ad esso assegnate dalla Costituzione, dalla legge o consolidatesi nella prassi (consultive, paranormative, di "amministrazione della giurisdizione" e disciplinari) possono infatti ricondursi al suo ruolo di garante del dover essere costituzionalmente imposto alla magistratura (con speciale riferimento, ovviamente, a quella ordinaria), quale ordine costruito sull'indipendenza interna ed esterna dei propri componenti, da considerarsi quali valori guida imprescindibili per le scelte legislative volte ad assicurare il buon andamento della giustizia.
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