La linea di demarcazione tra "legittimità" e "merito", che dovrebbe circoscrivere i poteri di intervento della Cassazione nella "quaestio facti", da oltre un secolo si rivela assai mobile. I due termini infatti vengono spesso rielaborati e ridefiniti in funzione dell'atteggiamento rigido o flessibile prescelto dalla Corte in un determinato momento storico. L'articolo esamina queste oscillazioni semantiche, alla luce della più recente giurisprudenza, sottolineando che la disciplina positiva, nel delimitare i limiti cognitivi dei giudici di legittimità, segue altre strade.

"La Corte di cassazione non giudica nel merito". Nuovi sviluppi di un antico adagio

CAPONE, Arturo
2006-01-01

Abstract

La linea di demarcazione tra "legittimità" e "merito", che dovrebbe circoscrivere i poteri di intervento della Cassazione nella "quaestio facti", da oltre un secolo si rivela assai mobile. I due termini infatti vengono spesso rielaborati e ridefiniti in funzione dell'atteggiamento rigido o flessibile prescelto dalla Corte in un determinato momento storico. L'articolo esamina queste oscillazioni semantiche, alla luce della più recente giurisprudenza, sottolineando che la disciplina positiva, nel delimitare i limiti cognitivi dei giudici di legittimità, segue altre strade.
Corte di cassazione; Controllo di legittimità; Vizi della motivazione
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12318/5504
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