The crisis of the values and paradigms of European sciences, involves students and teachers also in the form of the crisis of human and educational relationships lived into the University. Necessary therefore a pedagogical practice that – coming out of the doldrums of a neutral didacticism – let revive the “pedagogical eros”, a tension of love that characterized the ancient educational relationship, making it not only a technique aimed at the conquest of intellectual achievements and competencies, but also an emotional and psychological practice, aimed at consolidating the ethical and political values and lived under the sign of joy and pleasure.Only the tension towards the pleasure forces the sciences to not being separate from life and makes the pedagogy “life education”, according to the beautiful expression of Freinet: a pedagogy understood as a space of fantasizing, imagining. Unlike the objectivist pedagogy, hyperrealist and all immersed in real immediacy, “life pedagogy” is surrealistic, explained Massa, because begins “from experiences of wonder and discovery of the world, working in a metaphorical space of cognitive and affective reworking”, one space of “mediation”, of “artifice” and “pretense”. It is the space where, for psychoanalysis, the Mind is distracted and shows “the ghost” giving birth to special effects such as play, art, music, theater: no preparatory techniques for logical-abstract thinking but educational experiences for their capacity to represent the body and to do interact with the environment, with a movement aimed at an imaginary horizon and invisible which is precisely the same of the eros and the love.Especially the theater performs a “knowledge of love”. The theater is in fact a logical system complex, requires hermeneutical and rational capacities directed towards the deepening of the reading, the writing of the screenplay, the understanding of the relationship between history and History. But it is also an art, or, as he says Dewey, a formative experience, in which you can not separate theory and practice, thought and action, since the sensory approach serves as much as the theoretical approach and in which plays a vital role the Imagination that is propensity, transcendence, vision of the world beyond the present and the contingent.The theater it seemed the best language to express the theme of my course this year that focused on the link between the eros and the teaching and on the figure of Socrates, the great master, master of other great masters, like Plato who chooses of talking about him not through an argumentative essay, but showing its teaching into action through a text, Il Symposium, which seems a script prepared for the theater and in which everything is theater. Read, studied, re-written, The Symposium was well staged by me and by the students of the course through a representation that has transformed our classroom into a laboratory of knowledges, looks, voices, sounds and where students were able to give the best of themselves, their talents, their creative languages and visions.

La crisi dei valori e dei paradigmi delle scienze europee interpella quotidianamente studenti e docenti anche nella forma della crisi delle relazioni umane ed educative vissute all’Università.Sempre più necessaria diventa perciò una pratica pedagogica che – uscendo dalle secche di un neutro didatticismo – faccia rinascere l’eros pedagogico, ovvero quella tensione d’amore che caratterizzava la relazione educativa antica facendone non solo una tecnica rivolta alla conquista di traguardi intellettuali e competenze, ma anche una pratica affettiva e psicologica, rivolta al consolidamento di valori etici e politici e vissuta sotto il segno della gioia e del piacere. Solo sulla tensione verso il piacere si possono innestare le scienze non separate dalla vita e fra di loro la pedagogia come “pedagogia di vita”, secondo la bella espressione di Freinet, una pedagogia intesa anche come spazio del fantasticare, dell’immaginare. Diversamente dalla pedagogia oggettivista, iperrealista e tutta immersa nella immediatezza reale, la pedagogia di vita è surrealista, parte, come spiega Massa, “da esperienze di stupore e di scoperta di mondo, lavorando in uno spazio metaforico di rielaborazione cognitiva e affettiva”, uno spazio di “mediazione”, di artifizio e di finzione. È lo spazio in cui, per la psicoanalisi, la ragione si distrae e appare “il fantasma” partorendo effetti speciali come il gioco, l’arte, la musica, il teatro: non tecniche preparatorie al pensiero logico-astratto, ma dimensioni privilegiate per l’esperienza educativa in quanto capaci di rappresentare il corpo e di farlo interagire sia con l’ambiente sia con il proprio interno movimento fantasticante teso ad un orizzonte immaginale e invisibile che è appunto lo stesso dell’eros e dell’amore.Soprattutto il teatro assolve ad una “conoscenza d’amore”. Il teatro infatti è un sistema logico complesso, richiede capacità ermeneutiche e razionali indirizzate all’approfondimento della lettura, alla scrittura della sceneggiatura, alla comprensione dei nessi fra la storia e la Storia. Ma è anche un’arte, ovvero, come dice Dewey, un’esperienza formativa, in cui non si può scindere teoria e prassi, pensiero e azione, giacché l’approccio sensoriale serve tanto quanto quello meramente teorico e dove riveste un ruolo fondamentale l’immaginazione che è propensione, trascendimento, visone del mondo oltre il presente e il contingente.Il teatro mi è sembrato perciò il miglior linguaggio per dare forma al mio corso di quest’anno incentrato sui nessi fra l’erotica e la didattica e sulla figura di Socrate, il più grande Maestro, maestro di altri grandi maestri fra cui Platone che sceglie non a caso di parlare di lui non attraverso un saggio argomentativo, ma mostrando la sua didattica in azione attraverso un testo, Il Simposio, che sembra una sceneggiatura preparata per il teatro e al cui interno tutto è teatro. Letto, studiato, riscritto, Il Simposio è stato così messo in scena da me e dagli studenti del corso attraverso una rappresentazione che ha trasformato la nostra aula in un laboratorio di saperi, di linguaggi, di sguardi, di voci, di suoni e in cui gli studenti hanno saputo dare il meglio di sé, dei loro talenti, dei loro linguaggi creativi e delle loro visioni.

Didattica come teatro dell’Erotica: un esperimento

Marchetti Laura
2016

Abstract

La crisi dei valori e dei paradigmi delle scienze europee interpella quotidianamente studenti e docenti anche nella forma della crisi delle relazioni umane ed educative vissute all’Università.Sempre più necessaria diventa perciò una pratica pedagogica che – uscendo dalle secche di un neutro didatticismo – faccia rinascere l’eros pedagogico, ovvero quella tensione d’amore che caratterizzava la relazione educativa antica facendone non solo una tecnica rivolta alla conquista di traguardi intellettuali e competenze, ma anche una pratica affettiva e psicologica, rivolta al consolidamento di valori etici e politici e vissuta sotto il segno della gioia e del piacere. Solo sulla tensione verso il piacere si possono innestare le scienze non separate dalla vita e fra di loro la pedagogia come “pedagogia di vita”, secondo la bella espressione di Freinet, una pedagogia intesa anche come spazio del fantasticare, dell’immaginare. Diversamente dalla pedagogia oggettivista, iperrealista e tutta immersa nella immediatezza reale, la pedagogia di vita è surrealista, parte, come spiega Massa, “da esperienze di stupore e di scoperta di mondo, lavorando in uno spazio metaforico di rielaborazione cognitiva e affettiva”, uno spazio di “mediazione”, di artifizio e di finzione. È lo spazio in cui, per la psicoanalisi, la ragione si distrae e appare “il fantasma” partorendo effetti speciali come il gioco, l’arte, la musica, il teatro: non tecniche preparatorie al pensiero logico-astratto, ma dimensioni privilegiate per l’esperienza educativa in quanto capaci di rappresentare il corpo e di farlo interagire sia con l’ambiente sia con il proprio interno movimento fantasticante teso ad un orizzonte immaginale e invisibile che è appunto lo stesso dell’eros e dell’amore.Soprattutto il teatro assolve ad una “conoscenza d’amore”. Il teatro infatti è un sistema logico complesso, richiede capacità ermeneutiche e razionali indirizzate all’approfondimento della lettura, alla scrittura della sceneggiatura, alla comprensione dei nessi fra la storia e la Storia. Ma è anche un’arte, ovvero, come dice Dewey, un’esperienza formativa, in cui non si può scindere teoria e prassi, pensiero e azione, giacché l’approccio sensoriale serve tanto quanto quello meramente teorico e dove riveste un ruolo fondamentale l’immaginazione che è propensione, trascendimento, visone del mondo oltre il presente e il contingente.Il teatro mi è sembrato perciò il miglior linguaggio per dare forma al mio corso di quest’anno incentrato sui nessi fra l’erotica e la didattica e sulla figura di Socrate, il più grande Maestro, maestro di altri grandi maestri fra cui Platone che sceglie non a caso di parlare di lui non attraverso un saggio argomentativo, ma mostrando la sua didattica in azione attraverso un testo, Il Simposio, che sembra una sceneggiatura preparata per il teatro e al cui interno tutto è teatro. Letto, studiato, riscritto, Il Simposio è stato così messo in scena da me e dagli studenti del corso attraverso una rappresentazione che ha trasformato la nostra aula in un laboratorio di saperi, di linguaggi, di sguardi, di voci, di suoni e in cui gli studenti hanno saputo dare il meglio di sé, dei loro talenti, dei loro linguaggi creativi e delle loro visioni.
The crisis of the values and paradigms of European sciences, involves students and teachers also in the form of the crisis of human and educational relationships lived into the University. Necessary therefore a pedagogical practice that – coming out of the doldrums of a neutral didacticism – let revive the “pedagogical eros”, a tension of love that characterized the ancient educational relationship, making it not only a technique aimed at the conquest of intellectual achievements and competencies, but also an emotional and psychological practice, aimed at consolidating the ethical and political values and lived under the sign of joy and pleasure.Only the tension towards the pleasure forces the sciences to not being separate from life and makes the pedagogy “life education”, according to the beautiful expression of Freinet: a pedagogy understood as a space of fantasizing, imagining. Unlike the objectivist pedagogy, hyperrealist and all immersed in real immediacy, “life pedagogy” is surrealistic, explained Massa, because begins “from experiences of wonder and discovery of the world, working in a metaphorical space of cognitive and affective reworking”, one space of “mediation”, of “artifice” and “pretense”. It is the space where, for psychoanalysis, the Mind is distracted and shows “the ghost” giving birth to special effects such as play, art, music, theater: no preparatory techniques for logical-abstract thinking but educational experiences for their capacity to represent the body and to do interact with the environment, with a movement aimed at an imaginary horizon and invisible which is precisely the same of the eros and the love.Especially the theater performs a “knowledge of love”. The theater is in fact a logical system complex, requires hermeneutical and rational capacities directed towards the deepening of the reading, the writing of the screenplay, the understanding of the relationship between history and History. But it is also an art, or, as he says Dewey, a formative experience, in which you can not separate theory and practice, thought and action, since the sensory approach serves as much as the theoretical approach and in which plays a vital role the Imagination that is propensity, transcendence, vision of the world beyond the present and the contingent.The theater it seemed the best language to express the theme of my course this year that focused on the link between the eros and the teaching and on the figure of Socrates, the great master, master of other great masters, like Plato who chooses of talking about him not through an argumentative essay, but showing its teaching into action through a text, Il Symposium, which seems a script prepared for the theater and in which everything is theater. Read, studied, re-written, The Symposium was well staged by me and by the students of the course through a representation that has transformed our classroom into a laboratory of knowledges, looks, voices, sounds and where students were able to give the best of themselves, their talents, their creative languages and visions.
Didattica in azione- Laboratorio teatrale- Scuola di Riccardo Massa- Crisi della Pedagogia Oggettivistica
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