Il paesaggio è una risorsa la cui valorizzazione rappresenta una delle sfide più attuali che si pongono all’attenzione delle politiche nazionali e comunitarie in materia di territorio rurale. Il ruolo del paesaggio e la sua percezione è, però, mutato nel tempo. Se in passato infatti, la difesa del paesaggio si è posta sotto l’aspetto “estetico-culturale”, intesa come fenomeno elitario ed isolato dal contesto socioeconomico, oggi essa si configura quale elemento essenziale nella definizione di un modello di sviluppo sostenibile nelle economie evolute. Da qui il moltiplicarsi di studi e ricerche sul territorio e sull’analisi della qualità dello stesso nelle sue diverse componenti, le aree urbane, le aree rurali, le aree agricole, le aree industriali, ecc.. Il lavoro proposto intende analizzare la qualità del paesaggio rurale, attraverso una metodologia di valutazione non monetaria, basata su un “approccio partecipativo” applicato ad un’area di particolare pregio ambientale e paesaggistico, situata nel versante ionico reggino, dove la presenza dell’ulivo coltivato in zona collinare e pedemontana è la principale determinante dell’impatto visivo offerto dai luoghi. Il paesaggio agrario mediterraneo si caratterizza sotto molteplici aspetti (naturalistico, storico-culturale ed economico) per la presenza dell’ulivo (Barbera, Inglese, La Mantia, 2005). Per i geografi, anzi, è proprio la sua presenza a definire i confini dell’area mediterranea (Braudel, 1986). L’ulivo è una specie che grazie al lavoro degli olivicoltori si è adattata a vivere a condizioni anche estreme dal punto di vista climatico ed ecologico; è presente in tutte le regioni italiane (anche le più fredde come Valle d’Aosta e Piemonte dove recentemente sono stati impiantati oliveti), ed in ognuna ha dato origine a specifici sistemi colturali che possono ritenersi i più antichi d’Italia perché sostanzialmente immutati dal punto di vista genetico e strutturale (modelli di impianto e forme di allevamento) (Barbera, Inglese, La Mantia, 2005). Questa condizione, risulta sostanzialmente analoga ad altri comparti agricoli nazionali per i quali nel corso dei secoli, l’opera dell’uomo ha contribuito alla creazione di sistemi paesaggistici che oggi assumono una consistente valenza economico –ambientale, oggetto di tutela e valorizzazione (Marangon, Reho, Tempesta, 2005). Grazie alla sua capillare diffusione, la coltivazione dell’ulivo ha dato origine a svariati sistemi paesaggistici, ognuno dei quali può essere riconducibile a specifiche regioni o territori a cui si collegano anche le imponenti trasformazioni fondiarie che l’uomo ha operato nel corso dei secoli per rendere coltivabili terreni impervi, soprattutto in collina e montagna (Sereni, 1961).

Il valore del paesaggio olivicolo della Valle del Tuccio: un’analisi attraverso l’approccio visivo percettivo

DI GREGORIO, Donatella Maria
2011

Abstract

Il paesaggio è una risorsa la cui valorizzazione rappresenta una delle sfide più attuali che si pongono all’attenzione delle politiche nazionali e comunitarie in materia di territorio rurale. Il ruolo del paesaggio e la sua percezione è, però, mutato nel tempo. Se in passato infatti, la difesa del paesaggio si è posta sotto l’aspetto “estetico-culturale”, intesa come fenomeno elitario ed isolato dal contesto socioeconomico, oggi essa si configura quale elemento essenziale nella definizione di un modello di sviluppo sostenibile nelle economie evolute. Da qui il moltiplicarsi di studi e ricerche sul territorio e sull’analisi della qualità dello stesso nelle sue diverse componenti, le aree urbane, le aree rurali, le aree agricole, le aree industriali, ecc.. Il lavoro proposto intende analizzare la qualità del paesaggio rurale, attraverso una metodologia di valutazione non monetaria, basata su un “approccio partecipativo” applicato ad un’area di particolare pregio ambientale e paesaggistico, situata nel versante ionico reggino, dove la presenza dell’ulivo coltivato in zona collinare e pedemontana è la principale determinante dell’impatto visivo offerto dai luoghi. Il paesaggio agrario mediterraneo si caratterizza sotto molteplici aspetti (naturalistico, storico-culturale ed economico) per la presenza dell’ulivo (Barbera, Inglese, La Mantia, 2005). Per i geografi, anzi, è proprio la sua presenza a definire i confini dell’area mediterranea (Braudel, 1986). L’ulivo è una specie che grazie al lavoro degli olivicoltori si è adattata a vivere a condizioni anche estreme dal punto di vista climatico ed ecologico; è presente in tutte le regioni italiane (anche le più fredde come Valle d’Aosta e Piemonte dove recentemente sono stati impiantati oliveti), ed in ognuna ha dato origine a specifici sistemi colturali che possono ritenersi i più antichi d’Italia perché sostanzialmente immutati dal punto di vista genetico e strutturale (modelli di impianto e forme di allevamento) (Barbera, Inglese, La Mantia, 2005). Questa condizione, risulta sostanzialmente analoga ad altri comparti agricoli nazionali per i quali nel corso dei secoli, l’opera dell’uomo ha contribuito alla creazione di sistemi paesaggistici che oggi assumono una consistente valenza economico –ambientale, oggetto di tutela e valorizzazione (Marangon, Reho, Tempesta, 2005). Grazie alla sua capillare diffusione, la coltivazione dell’ulivo ha dato origine a svariati sistemi paesaggistici, ognuno dei quali può essere riconducibile a specifiche regioni o territori a cui si collegano anche le imponenti trasformazioni fondiarie che l’uomo ha operato nel corso dei secoli per rendere coltivabili terreni impervi, soprattutto in collina e montagna (Sereni, 1961).
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12318/7970
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