Il saggio esplora il ruolo delle rovine nel paesaggio contemporaneo, analizzando il modo in cui esse vengono percepite, rappresentate e trasformate attraverso le pratiche artistiche, gli immaginari mediatici e le discipline della conservazione architettonica. Nell’epoca del presentismo, la rovina tende a perdere la propria linearità storica per diventare un dispositivo estetico immersivo: uno spazio sospeso che concentra ansie collettive e desideri di autenticità. Attraverso esempi tratti dall’arte e dalla fotografia — dalle interventi politici di Randa Maddah all’estetica del ruin porn — il saggio mostra come l’erosione dei confini tra naturale e artificiale generi nuove forme di monumentalità, spesso amplificate dalle tecnologie digitali e dall’intelligenza artificiale generativa. Allo stesso tempo, pratiche come l’Urbex e il turismo esperienziale contribuiscono a ridefinire il nostro rapporto con l’abbandono, rivelando tensioni tra valorizzazione, mercificazione e sfruttamento dei paesaggi degradati. In questo contesto, la riflessione sulle rovine assume una crescente rilevanza per l’architettura e la conservazione: se da un lato le rovine possono attivare narrazioni capaci di rinnovare il significato dei luoghi, dall’altro rischiano di oscurarne il valore politico e testimoniale, soprattutto quando sono legate a traumi storici, conflitti o fallimenti urbani. Il saggio invita pertanto a considerare le rovine non come semplici epifanie estetiche, ma come dispositivi critici che interrogano le responsabilità del progetto, l’etica della memoria e le prospettive contemporanee della conservazione architettonica.
Rovine nel presente, rovine del presente. Pratiche, immaginari contemporanei e conservazione dell'architettura / Sulfaro, N.. - In: ARCHISTOR. - ISSN 2384-8898. - 22-23(2025), pp. 290-329. [10.14633/AHR425]
Rovine nel presente, rovine del presente. Pratiche, immaginari contemporanei e conservazione dell'architettura
Nino Sulfaro
2025-01-01
Abstract
Il saggio esplora il ruolo delle rovine nel paesaggio contemporaneo, analizzando il modo in cui esse vengono percepite, rappresentate e trasformate attraverso le pratiche artistiche, gli immaginari mediatici e le discipline della conservazione architettonica. Nell’epoca del presentismo, la rovina tende a perdere la propria linearità storica per diventare un dispositivo estetico immersivo: uno spazio sospeso che concentra ansie collettive e desideri di autenticità. Attraverso esempi tratti dall’arte e dalla fotografia — dalle interventi politici di Randa Maddah all’estetica del ruin porn — il saggio mostra come l’erosione dei confini tra naturale e artificiale generi nuove forme di monumentalità, spesso amplificate dalle tecnologie digitali e dall’intelligenza artificiale generativa. Allo stesso tempo, pratiche come l’Urbex e il turismo esperienziale contribuiscono a ridefinire il nostro rapporto con l’abbandono, rivelando tensioni tra valorizzazione, mercificazione e sfruttamento dei paesaggi degradati. In questo contesto, la riflessione sulle rovine assume una crescente rilevanza per l’architettura e la conservazione: se da un lato le rovine possono attivare narrazioni capaci di rinnovare il significato dei luoghi, dall’altro rischiano di oscurarne il valore politico e testimoniale, soprattutto quando sono legate a traumi storici, conflitti o fallimenti urbani. Il saggio invita pertanto a considerare le rovine non come semplici epifanie estetiche, ma come dispositivi critici che interrogano le responsabilità del progetto, l’etica della memoria e le prospettive contemporanee della conservazione architettonica.| File | Dimensione | Formato | |
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